L’ex Cinema America resta vincolato. Con una sentenza del 9 giugno 2020 il Tar del Lazio ha respinto il ricorso, presentato dai proprietari dello stabile, contro la tutela posta dal Ministero dei Beni Culturali il 24 gennaio scorso.

I giudici amministrativi della sezione Seconda Quater del tribunale di via Flaminia hanno giudicato il ricorso “palesemente infondato”, riconoscendo le motivazioni e la correttezza procedurale dell’operato dell’amministrazione e confermando quindi il vincolo per interesse culturale dell’edificio di via Natale del Grande decretato dal ministro Dario Franceschini.

Vincolo che nelle sue motivazioni, come riportato nel provvedimento ministeriale, indica il “cinema America come una significativa e rara testimonianza di un momento ben preciso della relazione tra la storia dell’evoluzione della tecnica cinematografica e la storia dell’arte e dell’architettura, in particolare con la messa a punto della tipologia architettonica del cinema monosala legato al fenomeno della fruizione cinematografica popolare, nonché dello stretto connubio, spesso presente in tale tipologia, tra arte e architettura nei suoi apparati decorativi pertinenziali”.

Una decisione, quella del Tribunale amministrativo regionale, salutata con apprezzamento dai Ragazzi del Cinema America che, tramite una dichiarazione del loro presidente Valerio Carocci all’agenzia Dire, hanno commentato: “L’associazione Piccolo America si complimenta per il lavoro portato avanti dalla Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio guidata da Federica Galloni e con la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio Di Roma guidata da Daniela Porro. L’espressione del Tar di oggi conferma ancora una volta, sulla base del provvedimento del ministro Dario Franceschini in favore della tutela dei cinema storici, che l’ex Cinema America di Trastevere è un bene d’interesse culturale per lo Stato italiano”.

Un altro capitolo dell’annosa vicenda che riguarda la sorte della storica sala cinematografica, ferma fino ad oggi all’ultimo sopralluogo effettuato dalla Soprintendenza speciale archeologia belle arti e paesaggio di Roma il 4 febbraio 2020, dopo il crollo di una vetrina ornamentale dell’edificio.

L’esito di questo controllo portò la Soprintendenza a inviare una lettera ai proprietari invitandoli “a provvedere immediatamente a mettere in atto tutte le misure a salvaguardia dell’integrità materiale del bene stesso e a rimuovere qualsiasi situazione di rischio”.

Misure, queste, previste dall’articolo 22 del Regolamento di Polizia Urbana di Roma Capitale, dove, al comma 1, è disposto chiaramente che “Ogni proprietario o concessionario di immobili è tenuto a provvedere alla manutenzione cura e pulizia delle mura esterne, degli ingressi, degli androni, delle scale e dei cortili, curandone la pulizia anche delle aree prospicienti e, limitatamente agli spazi interni, dell’illuminazione”.

Nato sulle ceneri del vecchio Teatro Lamarmora, il Cinema America fu costruito circa un secolo fa da Iginio Amigoni, che riuscì a realizzare il suo progetto di un cinematografo-teatro nonostante la strenua opposizione degli abitanti del rione, che in una lettera indirizzata al regio commissario al Comune di Roma scrivevano: “Basta coi cinematografi e teatrini, ce ne sono già troppi. Roma ha bisogno di case, case e case”.

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L’America però, non era solo un cinema, ma anche un luogo di avanspettacolo, dove spesso con un solo biglietto si potevano vedere sia il film sia la rappresentazione teatrale.

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Demolita e ristrutturata nel 1954 per rispondere alle nuove esigenze tecnologiche e alla maggiore affluenza di pubblico, la nuova sala, dotata di balconata, era una delle poche a Roma con il tetto apribile, ma dopo essere entrata a far parte di vari circuiti cinematografici, negli anni Novanta cadde in disgrazia.

Impedita la conversione del cinema in sala bingo, nel 2008 un comitato di trasteverini bloccò la costruzione di un palazzo a uso residenziale con annesso parcheggio sotterraneo di due piani.

Le richieste di una destinazione a uso sociale e culturale furono tuttavia ignorate, e così l’America venne condannato ad altri quattro anni di abbandono. Fino al 2012, quando l’occupazione dei Trast Invaders ha riportato l’edificio al centro del dibattito pubblico mettendo in luce lo stato di decadimento in cui era stato lasciato.

Le associazioni dei Residenti di Trastevere, il Comitato Cinema America e il Cinema America Occupato organizzarono da lì incontri e proiezioni, oltre che importanti lavori di manutenzione, per tenere viva la sala fino allo sgombero, avvenuto due anni più tardi, dopo l’apposizione del vincolo culturale del MiBACT, superato da uno precedente di tipo storico annullato da una sentenza del Consiglio di Stato.

Il destino dell’edificio, però, è più che mai incerto: da una parte c’è il vincolo che impedisce qualsiasi utilizzo dell’immobile diverso da quello culturale, dall’altra c’è la società proprietaria, la Progetto Uno s.r.l., che non ha intenzione di investire in questo settore.

Il tutto, inserito nel contesto sociale e commerciale di una strada, via Natale del Grande, che vede le evoluzioni della vicenda con crescente preoccupazione.

Francesco, titolare del Bar Berti che si trova proprio di fronte all’America, commenta: “Io voglio bene ai ragazzi del Cinema America e li ho sempre sostenuti. Però adesso, con la presenza di questo vincolo che è diventato insuperabile, la situazione per la strada è drammatica. Non è possibile che si lasci questo posto completamente abbandonato. Abbiamo avuto diversi incontri con i proprietari, anche alla presenza di alcuni rappresentanti delle amministrazioni del territorio, per cercare almeno di rendere la facciata del palazzo più decorosa, proponendo un’iniziativa che coinvolgesse giovani street artist per abbellire le doghe in legno che bloccano l’accesso alla struttura”.

Invece, da qualche giorno, il murale giallo e nero che decorava l’ingresso dell’ex cinema è stato semplicemente cancellato, coperto da qualche passata di vernice bianca. “Si vede che tengono il nostro parere in grande considerazione”, conclude sconsolato Francesco.

Anche Simonetta, appassionata residente trasteverina che abita a pochi passi dall’ex cinema, è preoccupata: “Non si può andare avanti così lasciando semplicemente tutto abbandonato, senza contare che ci sono dei rischi anche a livello di salute pubblica. Qualcuno faccia qualcosa e si prenda carico di quel luogo con un progetto per il bene del rione”.

Sulla questione è intervenuto Stefano Marin, consigliere trasteverino del Municipio I e presidente della Commissione ambiente, che al Ventriloco ha dichiarato: “Credo che una buona amministrazione dovrebbe mettere tutte le normative in campo per il decoro, che ci sono. Per la proprietà delle mura del ex Cinema America non viene applicato nessun provvedimento e tutto ciò è completamente assurdo. Attendiamo che l’amministrazione capitolina faccia un passo avanti”.

Ora i proprietari hanno solo una carta in mano da giocare: il ricorso al Consiglio di Stato, che nel caso dovesse confermare la decisione del Tar, renderebbe il vincolo definitivo.

A quel punto, vista anche l’assenza di potenziali acquirenti intenzionati a investire sull’America come cinema, una soluzione potrebbe essere un accordo che consenta ai proprietari di ricevere un congruo indennizzo che, vista la situazione delle casse comunali, invece che economico potrebbe essere immobiliare, consentendo a Roma Capitale di appropriarsi dello stabile per dargli una giusta destinazione, magari con un progetto che tenga conto anche del bene dei trasteverini, cedendo in cambio uno dei tantissimi immobili inutilizzati a sua disposizione dove gli attuali proprietari potrebbero intervenire in libertà.

Perché quello che ricade sull’ex Cinema America non si trasformi da un vincolo culturale a un vincolo all’abbandono.

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