Breve storia del lontano sfarzo


Villa Sciarra, posta tra via Dandolo e Monteverde vecchio, viene ricordata dai trasteverini come luogo d’infanzia sebbene oggi sia poco frequentata e quasi abbandonata. Infatti fino a qualche anno fa in questa villa, ben più raccolta e meno dispersiva della vicina Villa Pamphilj, si poteva fare un giro sopra i ciuchi (asinelli o pony), o sopra il più meccanico “bruco”, un mini-trenino su rotaie ormai rimosso.

Il sabato e la domenica i bambini organizzavano un mercatino su prato vendendo a prezzi stracciati i loro vecchi giocattoli. Era inoltre possibile osservare varie specie di uccelli all’interno di una grande voliera in ferro battuto commissionata dai vecchi proprietari specificatamente attrezzata per l’allevamento di pavoni bianchi.

I coniugi americani George Wurts e Henriette Tower, appassionati di cultura italiana, arredamento d’esterni e scultura settecentesca, acquistarono la villa nel 1902.

Ridisegnarono il giardino e fecero importanti ristrutturazioni ornamentali (come ad esempio la costruzione del castelletto neogotico, o gli ingressi in via Calandrelli); sfarzosi ricevimenti venivano infatti tenuti per l’aristocrazia romana.

È difficile, vedendola al giorno d’oggi, immaginare la Villa in tutta la sua magnificenza nei primi anni del ‘900; i giardini curatissimi, le fontane, i paggetti d’un bianco latte, le scalinate costruite su marmo solido. Le coltivazioni studiate e curate dagli stessi coniugi. Inoltre durante i banchetti, gli ospiti bene dei Wurts potevano ammirare liberi a spasso nella Villa i pavoni bianchi (specie ormai in via d’estinzione per via della loro consanguineità) sfoggiare le loro code candide simili a pizzi elegantemente ricamati.

Durante la Prima guerra mondiale la famiglia americana trasformò la villa in un ospedale per disturbi psichici, entrando a far parte dell’entourage sanitario come volontari.

A quattro anni dalla morte del marito, nel 1932, la vedova Tower donò la villa allo Stato italiano, guidato a quell’epoca da Benito Mussolini. Il lascito economico per la manutenzione della stessa fu di 50.000 dollari (ai tempi una cifra non indifferente).

L’unica condizione dalla Tower era che la villa fosse pubblica. Il Duce la donò ai romani, come si può leggere nella targa commemorativa, dove sull’epiteto di Mussolini è ancora visibile l’intervento postumo di uno scalpello.

Nel 1936, in pieno Regime, Martin Heidegger, considerato uno dei maggiori esponenti dell’esistenzialismo novecentesco oltre ad essere esponente intellettuale del nazionalsocialismo tedesco, vi tenne una rinomata conferenza sulla poetica di Hölderlin, al quale parteciparono anche le alte sfere del Partito Fascista.

Come si legge nella raccolta del loro romantico epistolario (durato quasi cinquant’anni), fu proprio da Villa Sciarra, durante questo evento, che il filosofo tedesco scrisse una delle lettere più passionali alla sua ex studentessa Hannah Arendt, scrittrice, filosofa e saggista di origine ebraica, esponendole dubbi sulla propria appartenenza politica dichiarandole, ancora una volta, la sofferenza della loro lontananza.

Una villa, insomma, piena di storie da raccontare che ha ancora molto da dire.
Noi come trasteverini, memori di quei ricordi felici proprio su quei prati, speriamo che questo pezzo della nostra storia possa tornare se non proprio ai tempi dei pavoni bianchi, almeno ai tempi del “bruco” e delle passeggiate nel verde all’interno del Rione.

 

 

Di Giovanna Santirocco

Illustrato da Federico Russo


Tratto da “111 Luoghi di Trastevere che devi proprio scoprire”, d
i Giovanna Santirocco & Gianluigi Spinaci, Emons Edizioni