RACCONTI

 

Non ho mai avuto grande empatia per i pesci. Mi fanno un po’ schifo, pure a mangiarli.
Solo una volta ho pianto davanti a una foca, che comunque è un mammifero, ma non saprei spiegarne il motivo, non è mai più successo. Tutto quello che punge o morde mi inquieta.

Non provo grande amore per i cavalli. Ogni volta che lo dico la gente spalanca la bocca e dice cose tipo “ma no, sono dolcissimi”. Io credo anzi, abbiano uno sguardo torvo ed inoltre sanno che io ho paura di loro “lo sentono” cosa che trovo ancor più spaventosa. Mi piacciono i lupi i falchi i cani e i gatti. Credo di essere stata un bradipo in una vita precedente e di mantenerne dei tratti in faccia e nelle movenze. Per il resto tra me i gli animali intercorre un divario che non mi curo di colmare.

Ho ancora delle difficoltà a fare la raccolta differenziata. Non stacco le etichette di carta dai contenitori di vetro e di metallo ed in generale se devo pensare a dove una determinata cosa va buttata per più di 2 secondi la butto nell’indifferenziata. Credo di avere meno peli sparsi per il corpo di quante siano le volte che ho buttato delle cose a terra. Ho guidato una macchina non catalitica per 12 anni. Il mio vecchio motorino era stato modificato dallo zingaro a cui lo avevo comprato e funzionava solo con una miscela non approvata dalla prima conferenza sull’ambiente di Rio del 1992.

Bevo Coca-cola, fumo spesso tabacco Philip Morris e non disdegno Il McDonalds sebbene non ne abuso per questioni principalmente gastriche. Sono opulenta e non ho mai subito la fame. Metto i vegani alla stregua delle suore che si sposano a cristo, anzi credo sia più utile essere vegani che cattolici. Sono terribilmente e provincialmente italiana in fatto di cibo. Mi piace mangiare più di quanto dovrei.

Ho scoperto un mese fa che i pomodori sono stagionali. Sono dipendente dalla tecnologia. Sono cittadina, in generale più di una settimana immersa nella natura potrebbe comportare scompensi. Di contro ho più libri che vestiti di marca. Ho più libri che vestiti in generale. Ma con il discorso della deforestazione non so se è un punto a favore. Forse no.

Mi piacerebbe poter essere una persona ad impatto zero sull’ambiente, ma non è così. Mi piacerebbe anche amare tutti incondizionatamente, anche gli alberi, anche gli animali. Sono, in generale, più attaccata alla mia macchina da scrivere che al 90 % delle altre cose.

Mi piacerebbe anche essere una persona che dice a un’altra “guarda non me ne frega un cazzo di quello che dici” e non provare sensi di colpa.
In questi mesi, però, ho cambiato l’assetto dei miei pensieri. Nella mia testa è scattato qualcosa. Ho sentito un click strano, non proprio un’illuminazione, ma qualcosa di simile. Ho sentito che un mio passo in una strada immaginaria mi avrebbe portato o da una parte o da tutt’altra. Ho sentito un movimento come fortemente determinante. Un movimento nella testa.

Sebbene la cosa più fricchettona che abbia mai fatto in vita mia sia stata comprarmi i bidi a via Sannio, ho avuto una visione, mi sono guardata intorno, dall’esterno.
Se è vero che ci stiamo estinguendo, se è vero che faremo la fine dei dinosauri, che il pianeta si ribellerà alla nostra razza accartocciandoci facendoci tornare a magma primordiale, allora sto perdendo tempo.
Mi sto perdendo il punto iniziale.

Ho bisogno di poco. Sono basica, parafrasando Shakespeare voglio solo mangiare, dormire e cacare. A volte scopare, a volte sognare. Questa mostruosa ansia da prestazione, da affermazione nel mondo, mi sta distruggendo la normalità.

Trovo di che nutrirmi, dove appisolarmi e dove abbisognarmi. Rimorchio poco, ma con garbo, tanto da vantarmene nel caso fosse necessario.

Non desidero la ricchezza, se non quella di rendere ogni momento un’incredibile avventura. Non desidero grande gloria, se non quella di sapere stare qui ed ora. Non desidero bramosie viziose, l’unica droga è quella di un sorriso. Non voglio plausi, né epitaffi di merito.

Frank Sinatra, un po’ di prosecco, i piedi ammollo, un paio di braccia in più. Mangiare, dormire, cacare. A volte scopare. A volte sognare.

 

Di Giovanna Santirocco

Illustrato da Martina Brodolini

LEGGI ANCHE: Er colloquio de lavoro