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Mimmo, trasteverino d’Egitto: «Le mie passioni sò Dio, il lavoro e la patata»

January 27, 2018

 

 

Entrando nella piazza sento un’aria fredda che mi attraversa. Penso al mio amico, quello che fa le interviste seduto al bar, davanti a un bel caffè macchiato. Poi lo vedo: il risveglio del mercato. L’alba di una giornata di autunno tra i banchi in allestimento di San Cosimato è uno spettacolo unico di immagini, luci e suoni. E l’invidia per l’amico passa. Il banco di Mimmo è il primo che si incontra scendendo da via Bertani. I gabbiani sono già in attesa: sanno che a breve gli arriverà un bel regalo.

 

Mimmo, tu da quanto tempo hai il banco qui a San Cosimato?

Quasi dieci anni. Dal 2009. Però prima aveva il banco mio fratello nel 2007/2008. Poi ho preso il banco io qua, a lavorà co’ lui un anno, dopodiché lui l’ha venduto e lo sai com’è poi, la clientela de qua è cominciata a scappà ed è venuta dietro a me a via Ostiense, e da via Ostiense è cominciata un’alta volta a tornà qua. Perche io c’avevo una pescheria a via Ostiense, l’ho tenuta aperta per qualche mese. Poi non andava avanti e sò tornato qua in piazza n’altra volta perché comunque stà a piazza San Cosimato è ‘n altra cosa, ‘n altra cosa proprio… veramente. Qua me trovo veramente bene.

 

Che cos’è per te Trastevere?

Guarda, Trastevere me pare ‘na casa per me. Te giuro guarda, credime, Trastevere per noi qua che semo abituati, sò dieci anni, è diventata ‘na famiglia. Ormai siamo trasteverini pure noi, sicuramente.

 

I primi tempi a Roma?

Eh, un po’ difficile. Ma come per tutti no? Qua a Roma è stato, il primo periodo, per lavorà e le varie cose, è stata un po’ dura, anzi molto dura.

 

Ti ha aiutato qualcuno?

Beh, fra noi, tra i cugini, ci siamo aiutati l’uno con l’altro. Abbiamo creato una bella comunità. Anche adesso, con tutta la gente qui al mercato, se qualcuno c’ha bisogno di qualcosa noi l’aiutamo. I primi tempi però sono stati difficili, fin quando non ho imparato la lingua, è stata un po’ dura, poi piano piano comincia a passà qualche mese, conosci la lingua italiana, che comunque è più facile, più facile che da noi l’arabo, quella è difficile! Dopo tre quattro mesi magari l’italiano già lo capisci, qualcosa almeno, magari non lo parli ma capisci.

 

I trasteverini come sono?

Sò dei grandi fiji de ‘na mignotta!

 

Occhio! Hai detto che sei trasteverino pure te ormai

Eh infatti salvata la madre! In senso bono! So furbi, vonno te fregà sempre! So’ fatti così. Te fregano sempre! Me piacciono tanto, hanno sempre la battuta pronta! Apposta me piace sta zona, perché i trasteverini… me pare de sta’ al Cairo: “Quello nun costa così, quell’altro così, non me fai lo sconto? Si nun me fai lo sconto cazzi tua”, so’ così qua!

 

L’Egitto? L’Egitto è bello, casa mia è bella. Te ne vai col cammello, è bello (alza lo sguardo in su, quasi gli brillano gli occhi, n.d.r.). Non c’ho parole per l’Egitto. L’Egitto è casa, casa casa. Anche lì è cambiato molto, ma come tutto il mondo, sta tutto cambiando adesso, co’ sto fatto dell’ISIS, che fanno come cazzo je pare. Tutti so’ cambiati. Il problema è che sono uno peggio dell’altro, fratello mio: sò tutti ladri, c’hanno tutti le corna. Se dice sempre che quello che arriva dopo è mejo ma è quasi sempre peggio de prima, ma è così in tutto il mondo.

 

Adesso che Salah se ne è andato?

Speravo che nun se ne annava via dalla Roma. Mo senza è un casino. Io comunque resto sempre della Roma, con o senza Salah. Poi a me lui me piace come gioca, me piace come corre, dà l’anima a giocà. Non è uno de quelli che pensa solo ai soldi. Pija El Shaarawy: quello me pare che fa un po’ come je pare, va a ballà! Poi per carità è un bravo giocatore, è pure un bravo ragazzo, che je piace giocà, ma me sa che nun je piace solo quello.

 

Quante ne hai viste al mercato?

De patate? Tante, de quelle assai! Dai a parte gli scherzi, grazie a Dio tutto và, diciamo così. Te racconto ‘na cosa però: è un periodo che ce sta una ‘nnammorata de me, ‘na vecchia però! T’o ggiuro! Mi moje nun è gelosa perché ‘n c’è pericolo: ma ‘o sai com’è co la gallina vecchia. Quella viene qua come un pesce lesso, t’o ggiuro! Comunque qua ogni giorno è tutta ‘na barzelletta, ma sempre diversa. Col lavoro serve!

 

Come sono i rapporti al mercato?

Mah guarda, ce stanno i marchigiani, ce stanno, come se chiamano? I burini! Ce stanno l’egiziani! Ma se a qualcuno je serve ‘na cosa io l’aiuto, co’ tutto il core. Come dice la religione nostra: o cristiano, o tedesco, o quell’altri là, se te serve ‘n aiuto noi, come dice il Corano, l’aiutamo.

 

Quando hai conosciuto tua moglie?

Moje mia l’ho conosciuta nel 2002, quando stavo a piazza Vittorio, è venuta a comprà il pesce, e così l’ho conosciuta… Buongiorno Comandante! - passa il Comandante dei Vigili Urbani che risponde “salham ahlecum” -  sai com’è, ‘na battuta e ‘n altra, te offro i cammelli e così via, e poi è cascata: ha visto il cammello ed è cascata. Vero pesciolì? - “Che cosa?” fa lei - Dove t’ho conosciuta a te! “A piazza Vittorio!”

 

Le tue passioni

La patata (ride). Solo quella! No dai, le mie passioni so’ Dio, il lavoro e la patata. Però il lavoro, eh il lavoro è la vera passione mia. Poi certo, pe’ ditte, me piacciono le macchine, prima me piaceva la moto, poi però dopo che ho fatto l’incidente… la moto non più.

 Dove è successo? Qua a Roma, mentre annavo a lavorà uno m’ha tajato la strada, de notte, e m’ha ficcato sotto. Ma grazie a Dio tutto apposto.

 

Quando ci vai in Egitto?

Ce so stato da fine giugno a fine agosto. Qua lascio tutto a loro (indica il fratello, due gocce d’acqua nonostante Mimmo sia qualche anno più grande, e il cugino). Hai visto pure oggi che so’ arrivato tardi? Io so andato stanotte al mercato, anche perché me sto a fa la protesi nova e non vojo caricalla troppo la gamba, nun la vojo sforzà sinnò me viene peggio. Me la fanno al CTO, qua a Garbatella. Anzi anzi, nun se lamentamo: il lavoro ce sta.

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