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Alice's cut - THE DISASTER ARTIST (recensione)

March 1, 2018

Nel 2003 esce nelle sale americane The Room, scritto, diretto e interpretato da un personaggio alquanto bizzarro, un certo Tommy Wiseau. Costato 6 milioni di dollari, ne incassa al cinema 1800 e viene definito dalla critica uno dei peggior film realizzati nella storia del cinema. Greg Sestero (che interpreta Mark, amico/nemico del protagonista Johnny) nel 2013 scrive un libro e lo intitola The Disaster Artist, racconto della genesi di quel flop e della sua amicizia controversa col misterioso Tommy Wiseau. Chi meglio di James Franco, dopo 5 anni, poteva trasformare il libro di Sestero in un film?

 

James Franco è tutt’altro che un disaster artist: bello e affascinante, è uno dei figli prediletti di Hollywood (almeno fino a prima dei Golden Globes 2018, ma questa è un’altra storia). Adatto al cinema mainstream, è perfetto anche per il panorama indipendente; è regista, pittore, scrittore, insomma un personaggio versatile, a suo agio sulle colline splendenti di L.A. Niente di più lontano da quello strambo Tommy Wiseau, difficile da comprendere e disturbante a vedersi, il cui desiderio più grande rimane comunque quello di orbitare in quel mondo perfetto, illuminato da stelle scintillanti. Cosa hanno in comune questi due individui?

 

Solo andando oltre le immagini stesse si può capire la grandezza di The Disaster Artist, che è molto più della storia di un regista incapace. Nessuno infatti è più adatto di James Franco per interpretare e raccontare Tommy Wiseau. Inserito nelle logiche hollywoodiane, Franco è estremamente conscio della finzione a loro sottostante, la sovverte, crea cortocircuiti, apre squarci nella perfezione. Così anche Tommy Wiseau che desidera entrare nella bella Hollywood, è il primo a sovvertirla, col suo aspetto e la sua naturale impossibilità ad adeguarsi alla forma hollywoodiana e andando ancora oltre, al prototipo di perfetto uomo americano. Ma quando scrive la sceneggiatura di The Disaster Artist pensa al suo Johnny come a un vero eroe americano, modello celebre certo, ma da sempre inesistente. E perché mai ricostruire un vicolo se ce n'è uno identico a disposizione fuori l'uscita del teatro di posa? Perché è così che si fa ad Hollywood risponde Tommy Wiseau, che brama la finzione, potente pagliativo e essenza stessa dell'assolata collina californiana. La carriera di James Franco, vissuta insieme ai colleghi del nuovo demenziale americano, è emblematica rispetto al ribaltamento di queste convenzioni e dello smascheramento della finzione. Cos'è il film del 2013 This Is the End (diretto da Evan Goldbergh e Seth Rogen) se non il manifesto dello smascheramento di Hollywood? Una folle confessione di attori che non a caso interpretano loro stessi, fanno uso di droghe, sono viziati, incapaci e soprattutto egosti. Sono i re del mondo, sono stelle che scintillano, ma di certo non meritano di essere chiamati in Paradiso nel giorno del giudizio.

The Disaster Artist è tutt’altro che un film comico-demenziale come il sopracitato, ma è ancora una volta una confessione, una diserzione da quell'idea di perfezione del sogno hollywoodiano e, in seconda battuta, di quello americano.

 

Il divo che unisce Greg e Tommy è James Dean. I due giurano davanti alla sua tomba di sostenersi sempre nel grande sogno di conquistare Los Angeles. Proprio James Dean, quel giovane ribelle che dall'interno della fabbrica dei sogni, contribuiva ad operarne un nascente cambiamento, rappresentando il lato oscuro e solitario di una nuova generazione di americani. James Franco riscatta Tommy Wiseau e gli apre le porte di Hollywood...In questa operazione stessa c'è qualcosa di estremamente sincero e inevitabilmente triste: il bisogno della finzione e al contempo l'incapacità di starci dentro fino in fondo. Forse l'unica risposta è rimanere nel mezzo, e come ci insegna la storia di Wiseau, credere a certe cose pur sapendo che non sono vere.

 

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