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La truffa dei Logan, di Steven Soderbergh

June 3, 2018

 

 

In programmazione al Cinema Reale (consigliato in V.O.)

 

 

Una maledizione grava sulla famiglia Logan. Almeno così sostiene Clyde, veterano della guerra in Iraq, che ha perso parte del braccio nel suo viaggio verso l'aeroporto per tornare in patria. Mellie Logan, parrucchiera amante della velocità in strada, a questa maledizione non ci ha mai badato troppo. Jimmy invece cerca di scacciare il sospetto, mentre tenta di racimolare spiccioli, soprattutto per la figlioletta Sadie.

Il titolo originale de La truffa del Logan di Steven Soderbergh è Logan Lucky. La fortuna infatti potrebbe fare il suo ingresso durante la Nascar, nota gara automobilistica, dove i Logan, proveranno a rubare gli incassi.

 

Torna indietro al suo Ocean’s Eleven il regista statunitense o, almeno in apparenza, sembra essere  così. Non manca la fase del reclutamento, in questo caso di Joe Bang, galeotto esperto di caveau. Non mancano i due fratelli, Fish e Sam Bang, necessari tuttofare come lo erano all’epoca Casey Affleck e Scott Caan, e bisognosi di uno scopo morale per rapinare, visto il loro avvicinamento a Dio. I Logan invece non hanno bisogno di alcuno scopo morale, il movente è la rivalsa nei confronti della società americana che li rigetta, a Jimmy ex promessa del football dimenticata da tutti e a Clyde, eroe di guerra come tanti, di cui basta ricordarsi sporadicamente ma più per l’etichetta. C’è una rivalsa contro la nazione, e in fondo c’era anche in Ocean’s Eleven sotto la stessa forma, ossia scardinare la grande macchina da soldi, gli USA, qui rappresentati dalla Nascar Race, sponsorizzata dalla Coca-Cola, grande simbolo americano. E mentre le macchine sfrecciano (ma solo dopo un inno commemorativo con militari che sventolano la bandiera a stelle e strisce) i Logan strisciano nel sottosuolo e si prendono ciò che spetta ai dimenticati.

 

La rapina all’America è architettata in ogni piccolo particolare, un perfetto meccanismo a incastri che nel prevedere ogni imprevisto, li ha già  risolti tutti quanti. Certo, paragonata a quella del Bellagio di Ocean, la rapina dei Logan non sembra affatto così incredibile, sicuramente è meno sfarzosa, non siamo sotto luci dorate di Las Vegas. E Soderbergh sembra dedicarci molta meno attenzione. Aspettiamo questa rapina, aspettiamo le trovate ingegnose, che arriveranno certo, ma solo lateralmente, perché in Logan Lucky il colpo non è l’evento, non è la vetta. Conta molto più il contesto della rapina, contano i Logan, il culmine è il calore familiare. Sentiamo la dolcezza di quello che c’è intorno e le strade di campagna cantate da John Denver.  Dei Logan  ci basta sapere lo stretto indispensabile, quello che ci serve emerge dai silenzi dei tre fratelli (Channing Tatum, Adam Driver e Riley Keough) perfetti per orbitare attorno alle distese verdi e senza mare del West Virginia.

 

Soderbergh ci propone un film che in apparenza segue le dinamiche del suo Ocean, ma è solo un tranello. Logan Lucky è completamente differente, perché lo sguardo, l'ottica da cui tutto è ripreso, è molto più intima…Tra l’altro Unsane, film successivo presentato alla Berlinale (in uscita nelle sale italiane il 5 luglio), è girato con un iphone, strumento onnipresente del privato. E anche se le due opere hanno  poco in comune, entrambe portano addosso il segno di un regista capace di reinventarsi all’interno del suo stile, sia quando ripropone il suo Ocean anni dopo, sia quando gira un film con lo strumento testimone per eccellenza, dimostrando di saperlo manipolare magistralmente, di saperlo inserire e piegare agli intenti narrativi del film.

 

 

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