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A Quiet Passion, di Terence Davies

June 13, 2018

 

 

L’estate dei poeti, scriveva Emily Dickinson, dura un anno intero. Questo dilatarsi della stagione luminosa, la poetessa americana l’ha sempre avvertito, come tutti i grandi poeti, che possono permettersi un sole che l’Oriente riterrebbe esagerato. Il sole che tutto illumina, il sole che tutto infuoca.

Terence Davies porta sullo schermo la storia di Emily Dickinson, raccontandola dalla giovinezza fino alla morte; una vita vissuta sempre accanto alla famiglia,  grande albero per proteggersi dal mondo irriconoscente ma anche radice inestirpabile.

 

Luce e verità sono due parole chiave per A Quiet Passion, due grandi compiti della poetessa e del regista inglese che la narra. Emily Dickinson che coglieva la luce sottostante alle cose e faceva della verità una missione, Terence Davies che è sempre alla ricerca di un colore limpido per le sue immagini, necessario per restituire il mondo interiore di un'artista invasa dalla verità del mondo, a volte suo malgrado.

 

Che siano i poeti dunque i veri eroi? Che siano loro ad avere in mano la responsabilità più grande, a compiere la vera magia, ossia dischiudere il vero? Di certo poesia e cinema, anche se diversi, in questo sono complementari, e lo sa bene Terence Davies che è riuscito  a restituire un film in costume di altissimo livello, lavorando sulle atmosfere, sul linguaggio parlato e sui movimenti discreti delle donne. Insistendo sulle serate a lume di candela trascorse a leggere in silenzio, restituendo inoltre l’immobilità femminile, a cui segue inevitabilmente il pensiero e la riflessione, sempre necessari, ma spesso in eccesso.

La missione più ardua per il regista è quella di restituire un film che oltre a essere un biopic (genere che rischia di limitarsi al susseguirsi delle fasi della vita) racconta per di più una poetessa, la cui vita è inevitabilmente abitata dalla poesia, così difficile da rappresentare. Ma Davies ci riesce benissimo, il suo occhio è sopraffino, sa come cogliere, come far emergere la verità dalle immagini e delle parole, che una casa e i suoi oggetti sanno sussurrare da ogni angolo, come fossero sotto il sole sopracitato.  Perfino l’inserimento dei versi della poetessa, voice over come commento di alcuni eventi, è usato con incredibile grazia, abbinato ai primi piani di un bravissima Cynthia Nixon, alla luce delle immagini e ai lenti movimenti di macchina, perfetti per lo scorrere pigro del tempo dell’epoca.

 

Nella notte, Emily Dickinson confessa alla cognata, che quando è buio e tutto è quiete, comporre è una delizia, perché quel silenzio è un tutt’uno con la ricerca di un segno invisibile di cui il poeta è testimone e portatore. Ma è sempre importante ricordare che a quel silenzio seguivano come un'urgenza l’impeto e la passione, e quindi la ribellione e l’indipendenza del pensiero, che nella quiete hanno accompagnato Emily Dickinson per tutta la vita.

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