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Tito e gli alieni, di Paola Randi

June 18, 2018

 

 

In programmazione al Cinema Intrastevere

 

 

Il Professore vive nel deserto del Nevada a pochi passi dall’Area 51; è uno scienziato che dovrebbe lavorare ad un progetto del governo americano e invece passa le sue giornate a cercare suoni nello spazio. Un giorno la sua esistenza viene rivoluzionata dall’arrivo di Anita e Tito, figli del fratello morto da poco.

 

Paola Randi è nelle sale con il suo Tito e gli alieni, dopo il primo film Into Paradiso. Ambientato negli Stati Uniti, il secondo lungometraggio della regista si potrebbe definire un film a cavallo fra la commedia e il genere fantascientifico, ma come succede con ogni buona opera una semplice definizione risulta complicata, e Tito e gli alieni si muove agilmente fra diverse sfumature cinematografiche. Non manca ad esempio una sorta di tonalità blu da storia romantica e c’è qualcosa di preponderante che ricorda certi film per ragazzi, quelli in cui i bambini e il loro sguardo sul mondo erano la parte essenziale intorno alla quale gravitava la narrazione.

Si sa che la commedia è un genere congeniale al cinema italiano mentre la fantascienza è più figlia di narrazioni oltreoceano (e non). Ma in Tito e gli alieni la fantascienza non occupa affatto un ruolo marginale, e anche se con uno sguardo trasversale, è parte integrante della storia, essendo un genere che la regista, appassionata dei film sci-fi, riesce a collocare e a riutilizzare in un modo tutto speciale, con uno sguardo personalissimo e originale, in cui si nasconde una piccola perla speciale e privata, che ha deciso di condividere e raccontare in immagini. Certo, i rimandi al cinema americano ci sono, è evidente, e Steven Spielberg spicca fra essi, con i suoi Incontri ravvicinati del terzo tipo e con un po' di E.T. ...il piccolo Tito e i suoi occhi sulla storia, per i quali tutto diventa un'incredibile avventura.

 

Ma qualcosa di nostrano e prima di tutto dolcemente femminile invade ogni scena, senza mai scimmiottare l’America, rimanendo sempre fedele ad una sorta di delicatezza, riportata ad un’esigenza della regista. Accanto alla volontà di divertire e di far sognare il cielo, c'è il bisogno di spolpare e affrontare il vero tema sottostante, la perla sopracitata racchiusa nel film, che presto si esplicita diventando protagonista: il lutto, la perdita, e insieme la capacità di lasciare andare trovando al contempo il proprio modo speciale di trattenere. Un modo che non pretende di insegnare o farsi universale  ma che immagina vie per custodire e ricordare, entrambe azioni che, nel bene e nel male, potranno riportarci accanto sempre e comunque un’impressione e niente più.

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