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It, di Tommy Lee Wallace

July 4, 2018

 

Per scrivere di It  mi concedo una piccola trasgressione e sconfino in un terreno dove, per scelta, decido di non andare mai o comunque pochissime volte: quello in cui discuto di un film in prima persona. Evito sempre di farlo, perché ho paura che lasciando troppo spazio a ciò che ho provato dimentico qualcosa di importante, qualcosa che appartiene solo al corpo del film. So bene invece che non c'è niente di più bello che riuscire ad amalgamare i due piani, cercare di muoversi abilmente fra il soggettivo e l’oggettivo (sempre ammesso che un oggettivo esista davvero). Il punto è che riguardo alla miniserie tv It le esperienze personali si sprecano e ogni volta che mi capita di parlarne con qualcuno (con quelli della mia generazione prima o poi capita di sicuro) ognuno ha il suo trauma da raccontare, il primo approccio al film, la scena più spaventosa. Io avevo 7 o 8 anni e stavo cenando con i miei genitori; nella televisione scorreva Blob. All’improvviso il programma di Ghezzi si è rivelato in tutta la sua schizofrenia, sparandomi davanti agli occhi la scena di It in cui Eddie ormai adulto torna alla farmacia dove si recava da bambino. Non troppo tempo dopo quell'esperienza incredibile vidi il film per intero con mio cugino e come tutti non l’ho mai dimenticato. Molto dopo lessi anche il libro e come tanti ho evitato il più possibile di aprirlo prima di andare a dormire.  

 

 

Proprio in questi giorni il cast di It 2 è stato rivelato. La seconda parte del film di Andy Muschietti si svolge quando i ragazzi di Derry, ormai adulti, sono costretti a tornare nella cittadina del Maine, perché Pennywise il pagliaccio è tornato. Nel cast ci saranno James McAvoy, Jessica Chastain e anche il regista canadese Xavier Dolan nei panni di Adrian Mellon, che pur apparendo in poche pagine ha la sua importanza perché è uno dei primi personaggi uccisi dal clown dopo esser stato malmenato da dei bulli, in quanto omosessuale. Infatti leggendo il libro e addentrandosi nelle parole, scopriamo presto che Pennywise non è il vero orrore, ma una delle mille forme di It, essere malefico che si nutre dell’anima cattiva di Derry che poi è l’anima cattiva di una certa America e andando ancora oltre l’anima cattiva che oscura il mondo. Pennywise è solo la forma orribile di un essere che si nutre degli stupidi odi del mondo e ci mette davanti alle nostre paure più grandi. 

Muschietti non riesce a vedere né a mettere in scena la sconfinatezza del terrore kinghiano, che è sempre interiore prima che esteriore e per questo folle e agghiacciante. Così il regista se la cava sfruttando una moda del momento, quella eighties magistralmente aperta da Strangers Things (nel nuovo film i bambini crescono a Derry negli anni 80, mentre nel libro e nella miniserie siamo alla fine dei '50) e riduce It a un banale clown horror. Non capisce che solo il punto di vista kinghiano conta, solo quello va messo in scena. Non serve molto altro perché quello resterà sempre in piedi, terribilmente impresso nelle nostre menti.  

 

Ora, in questo preciso istante non so se è l'esperienza personale a prendere il sopravvento, perché i ricordi legati alla miniserie sono fra i primi davvero vividi nella mia memoria; quelle immagini che aprirono la mia mente a un'idea più definita di terrore, deviandola verso un mondo più adulto, proprio come l'effetto di Pennywise sui ragazzi di Derry. Non so se è questo o vai a capire cosa, ma tutt'ora la miniserie di Wallace mi sembra l'unica visione possibile, quelle immagini le uniche sensate e non perché  riescono a cogliere davvero il battito di King, ma per tutta una serie di elementi che portano ad un risultato ipnotico, ancora oggi pieno di qualcosa di pericoloso e sporco, come la foto di Georgie inondata di sangue denso e finto. Sicuramente ogni espressione ironica e terribilmente scherzosa di Tim Curry contribuisce al risultato. Sicuramente incidono anche le atmosfere così lontane di inizio anni 90, con quella fotografia della stessa consistenza di moquette e quello squallore così evidente da spalancare subito le porte a un senso di  inadeguatezza e inospitalità. Il padre di Ben che gli compare davanti e i suoi bottoni che diventano pon pon... La faccia di Pennywise nella luna che parla con Henry Bowers... Forse la musica stridente, forse proprio l'imperfezione di quelle immagini fa si che l'It di Wallace sia ciò che c'è di più simile a un vago primo orrore che ancora risiede nell'inconscio e nei miei ricordi. It è la causa di quel primo grande spavento, di quell'emozione gigante, forse è per questo che amo così tanto questa miniserie un po' trash. Di certo è colpa sua se ancora oggi guardo con sospetto i palloncini. 

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