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Ex Libris - The New York Public Library, di Frederick Wiseman

July 11, 2018

 

Il termine Ex libris indica un timbro o un sigillo che si applica ai libri per indicarne il proprietario. Un termine che rimanda subito al concetto di privato in netta contrapposizione con l’idea che Frederick Wiseman ha della cinematografia e dell’uso delle sue immagini. Un’immagine può davvero mai essere privata? Sicuramente no, ma l’uso che ne fa il regista americano è pubblico nell’immediato, le immagini sembrano non appartenergli fin da subito anche se è lui a girarle, è lui a farle nascere. Abbiamo a che fare con persone che consultano libri, segretari che rispondono al telefono, attività ed eventi della biblioteca, archivi di documenti storici unici e irripetibili, lunghe riprese di riunioni amministrative...quelle che di solito si tengono a porte chiuse, e questo non è mai stato un problema perché in fondo non ci è mai importato granché. Invece sono proprio queste riprese, in apparenza le meno significative, a sprigionare l’idea urgentissima che non esiste e non deve esistere un proprietario di nulla, che la linea di demarcazione fra proprietà pubblica e privata va cancellata, che è giusto vedere e conoscere tutto, dando immagini (e libri) a chiunque ne voglia attingere.

 

Ex Libris – The New York Public Library: quel Public annulla l’Ex Libris, l’etichetta di proprietà, e subito si può intuire che queste 12 settimane di girato montate in 1 anno sono di tutti, che questa apparente inutilità della quotidianità, è fondamentale per raccontare ogni aspetto della libreria e della realtà della città.. Tutto deve poter essere sotto gli occhi di tutti. Fatti puri, per quanto possibile. Per Wiseman è sempre stato questo il punto e continua ad esserlo anche ora che il regista dei 197 minuti di Ex Libris – The New York Public Library dispiega sotto i nostri occhi la New York Public Library e le sue sedi sparpagliate per i diversi quartieri della Grande Mela.

 

 Il viaggio per New York è indubbiamente lungo, da Harlem a Brooklyn, da Manhattann al Bronx. Due piani di una stessa immagine si fondono seguendo il normale andamento del mondo, ogni fatto è duplice. L'idea di documentario di Wiseman è l’unica che riesce a farci assaporare la realtà di  ciò che guardiamo e di ogni immagine, sempre dotata di una doppia natura: quello che vediamo, che è sempre semplice, quello che non vediamo, che è sempre necessario. Non succede nulla eppure sta succedendo tutto. Il regista scompare, un suo intervento sarebbe  una prevaricazione, controllare e influenzare ciò che vediamo, che invece deve essere libero e appartenere a qualcuno il minor tempo possibile. Ma nel cinema non c’è niente di puro e tutto è già contaminato, l’immagine nasce già violata e spiata, una parte di lei è subito di qualcuno, è subito privata. Così appena Wiseman passa al montaggio delle sue lunghe ore di girato mette il suo timbro e possiede le sue immagini. Come i libri che sono stati di qualcuno, come quelli che ancora hanno addosso il sigillo Ex libris. Ma Wiseman sa sempre trovare il punto limite, quel guardare che diventa osservare ma il più silenziosamente possibile. Sorbiamo immagini che arrivano a sembrarci superflue, ascoltiamo discorsi che non ci appartengono, ma il disegno finale, scena dopo scena, è quello di un'incredibile mappatura sociale della città e degli Stati Uniti, così ricchi di etnie e di estrazioni. Persone che entrano in relazione le une con le altre all’interno e tramite le sedi della grande biblioteca, istituzione indispensabile che dal centro si ramifica e diffonde cultura per tutta la città.

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