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Visages Villages, di Agnès Varda e JR

July 18, 2018

 

 

La regista francese Agnès Varda e il fotografo JR si incontrano. Lui conosce lei per i suoi film e per i volti dei suoi film, lei conosce lui per le sue foto enormi affisse in luoghi inaspettati, cisterne abbandonate, mura rovinate. Insieme decidono di partire per un viaggio dando vita a Visages Villages, presentato a Cannes 2017 e candidato come Miglior Documentario agli Oscar 2018. Siamo ai margini delle campagne francesi  che costeggiano i paesini lontani dai luoghi del turismo, quelli abitati da persone decentrate rispetto ai protagonisti delle grandi città, così importanti e ricche di eventi da registrare. Agnès Varda e JR partono con un furgoncino-cabina che stampa dal fianco le foto in formato gigante, così da erigere i volti sui palazzi, da rendere finalmente protagoniste le piccole storie e la loro quotidianità, eccezionali quanto una serata al Teatro dell’Opera di Parigi.

 

Ad essere importanti non sono solo i paesini, le strade piccole e sconosciute, i volti e le alte mura. Agnès Varda e JR partono per uno scopo, conoscere volti nuovi e restituire i luoghi a coloro che li abitano. Ma prima di raggiungerlo si perdono. Visage Villages scansa il pericolo didascalico di un’unica direzione e segue l’ampio respiro di molteplici versi, perché più che a una narrazione ci sembra di essere al cospetto di una poesia che in quanto tale svela misteri. Siamo lontani dal documentario che vuole riprendere e celebrare l’eccezionalità delle piccole cose o dei gesti quotidiani. Si celebra anche la bellezza riscontrabile nel tempo che passa, l'importanza di una generazione che se ne va e che lascia il posto a quella successiva. Una è gli occhi e il bastone dell’altra, che invece è esperienza, saggezza, archivio di volti e corpi incontrati negli anni, in altre epoche.

 

 

Due generazioni che si incontrano, non si capiscono e si prendono in giro, una vede sfocato, l’altra decide di vedere tutto scuro. È una lotta e la lotta è sempre un’urgenza, un urlo che è sempre in accordo con  l’arte. Le intenzioni di Agnès e JR sono chiarissime, fotografano gli operai di una fabbrica e gliela regalano stampandoli sulle mura del posto di lavoro. Una proprietà che tramite l’arte diventa di tutti, come lo sono i film, come è la street art.

Ed è per sempre? La pellicola si deteriora, le opere di strada sono in balia della strada stessa, luogo senza porte in preda alle intemperie a alle intenzioni di chiunque si fermi a guardare. Certamente anche i volti non sono per sempre, si riempiono di rughe, prima o poi scompaiono e già prima si perdono nei meandri della memoria. Svanisce l’uomo e anche se il tempo si può fermare con uno scatto ci sarà sempre un’ondata marina a spazzare via tutto. Voglio aiutarti a realizzare più immagini possibili finché siamo in tempo dice JR ad Agnès. Farla viaggiare tramite l'arte su un treno che andrà in moltissimi posti che lei non potrà più vedere. Perché la morte è una presenza costante in Visages Villages, la morte che ha una sua speciale bellezza ed è certa per chiunque, non solo per l'anziana regista ma anche per il giovane fotografo. Di questo si può piangere ma si può anche ridere, si può celebrare. Così il senso della vita di entrambi si rivela nell'incontro, nel bisogno di realizzare e catturare i volti incatturabili, come quel Godard che non si fa trovare in casa. 

 

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