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Asiatica Film Festival - 24 Frames, di Abbas Kiarostami

October 7, 2018

 

"Mi chiedo sempre fino a che punto l'artista si propone di rappresentare la realtà di una scena. I pittori catturano solo un fotogramma della realtà e nulla prima o dopo di esso. Per  i "24 Frames" ho deciso di utilizzare le foto che avevo scattato negli anni. Ho incluso 4'30 "di ciò che immaginavo potesse aver luogo prima o dopo ogni immagine che avevo catturato.”

 

Prima di mostrare i suoi 24 Frames Abbas Kiarostami lascia al pubblico queste poche righe di spiegazione. Tutto inizia con il quadro Cacciatori nella neve di Pieter Bruegel il Vecchio. Dall'immobilità della tela qualche soggetto raffigurato prende vita, scrollandosi dalla staticità impostagli dal pittore. Il fumo esce dai comignoli, una cornacchia zampetta nella neve. Da lì partono i frames, 24 immagini racchiuse in una cornice, scene congelate che si animano lentamente. Suoni, cambiamenti impercettibili da punti d'osservazione anonimi o dimenticati. Siamo così chiamati ad osservare senza fretta, tanto da ritrovarci spesso impazienti di fronte a tutta questa quiete. Non siamo più abituati, questo è certo. Invece occorre abbandonarsi a queste scene così ordinarie e andare lontano con la mente. Ciò che immaginavo potesse aver luogo prima o dopo ogni immagine...

Quello che Kiarostami ci mostra non ha nulla di epico e, come spesso accade, il risultato è a dir poco straordinario. In un bosco due cavalli giocano sotto la neve. Seguiamo la soggettiva di chissà chi, per vedere meglio il finestrino della macchina si abbassa, l'immagine vive di una nuova luce. Dopo una finestra di una casa incornicia un albero mosso dal vento. La finestra è una scelta, un'altra inquadratura in un'inquadratura. Narrazione su narrazione. Quanto è vero che quello che vediamo non si riduce mai a ciò che sta capitando davanti ai nostri occhi.

 

 

 

Non ci insegna forse questo il cinema da sempre? Come in un film muto l'assenza di parole ci porta ad andare ancora più lontani, a seguire la storia ma anche a inventarne altre. Come in quei libri fatti di sole illustrazioni, dove è il bimbo ad inventare gli avvenimenti. Cosa succede davanti a quella finestra, cosa succede nella casa di cui quella finestra fa parte?

L'azione è in campo ma è anche (e soprattutto) nel fuori campo. I suoni che sentiamo ci rimandano a ciò che non vediamo, qualcuno ha appena aperto la porta ed è entrato in casa, apre il rubinetto, beve un bicchier d'acqua. Alle foto fatte Kiarostami abbina delle animazioni fatte al computer, sfrutta l'infinità narrativa del nuovo ma al contempo rimane sull'essenziale. La forza delle prime parole, la musicalità di un lungo componimento poetico. Quel segno sensibile ridotto al minimo, quello che per Hegel sprigionava il maggior contenuto sovrasensibile. La chiusura del frame prima di quello successivo è in dissolvenza così da avere il tempo di immaginare cosa stava per succedere o anche solo di gustare ciò che abbiamo appena visto. Nella neve in un bosco ad un certo punto uno sparo. Gli uccelli volano via dagli alberi. Ci fa pensare a Van Gogh. L'angoscia immortalata, sentiamo il prima e il dopo, l'aria sudicia della tristezza. 

 

24 Frames nella sua essenzialità è tutto, è poesia, è pittura, è fotografia ed è cinema. L'azione che si fa vera nel momento in cui è scelta, esplicitata dall'inquadratura nascente. L'ultimo frame ha come protagonista il montaggio, l'immagine-movimento deleuziana. Un'altra casa, fuori dalla finestra la notte, qualcuno dorme con la testa abbandonata sulla scrivania, davanti un computer con un programma per montare. Frame dopo frame nello schermo si compone un bacio fra due amanti. 

 

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