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A Star Is Born, di Bradley Cooper

October 14, 2018

 

 

A Star is Born di William A. Wellman esce nel 1937 e dalla sua nascita conosce una vita lunga e fortunata. Il film attinge da un’opera del ’32, A che prezzo Hollywood? del regista George Cukor, che nel ‘54 ne gira un rifacimento  con l’affascinante Judy Garland. Più in là, nel ‘76, è la volta di Frank Pierson con Barbra Streisand. All’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia,  Bradley Cooper ha mostrato al Lido la sua versione, di cui è regista e anche attore protagonista. Questa volta l’astro nascente è Stefani Germanotta, in arte Lady Gaga.

La vicenda è sempre la stessa. Jackson Maine, cantante affermato, conosce per caso Ally, ragazza squattrinata col sogno di cantare. I due si innamorano e sarà lui ad aprirle le porte del successo. Ma mentre strada di Ally da quel momento è solo in salita, quella di Jake scende verso un inesorabile declino.

 

Andando a vedere A Star Is Born occorre accantonare ogni pretesa di originalità sulla storia. Il punto non può essere questo, la parabola di ascesa e discesa caratterizza moltissimi film, compresi  quelli che non fanno parte della grande famiglia di A Star Is Born. E la caratterizzazione dei personaggi? Quante Ally si sono già viste? E quanti Jackson Maine? A pensarci bene non si riuscirebbero a contare sulla punta delle dita. Non è di storia che si parla qui, non ci troviamo di fronte ad una parabola inedita, ad una vicenda che ci sorprenderà.

Guardando il film più volte viene da pensare a Pretty Woman, e forse l’inserimento della cover della canzone di Roy Orbison è un chiaro segno del fatto che il film è ispirato anche a quella bellissima storia, all’importanza di raccontare il momento in cui l’amore diventa apertura, squarcio... (raccontarci che il dolore non ne faccia parte sarebbe una follia). Il punto in cui lo sguardo dell'altro si trasforma nella scoperta di noi stessi, nella venuta alla luce di una ragazza che non si sa vedere…come i capelli rossi di Vivian coperti da quella parrucca bionda da due soldi. I capelli rossi che è proprio Edward a valorizzare. Che non è tanto diverso dal sottolineare con il dito la forma di un naso pronunciato, creando una vero e proprio cortocircuito elettrico. 

 

Sarà banale dirlo ma l’unica cosa che conta nel film di Cooper è l’amore. Sarà da canzonetta, ma che comunque dice sempre la verità. Occorre lasciarsi andare al flusso di questo amore privo di giudizio, non c’è alcol o droga che tenga. Godere al massimo delle ottime interpretazioni dei protagonisti, ma anche dei non protagonisti; cinque minuti di Sam Elliott sono già un motivo sufficiente per andare al cinema. E poi bisogna percorrere il tempo, lacrimare sulle note, viversi una colonna sonora che ben racconta le due ore e quindici minuti di questo film. 

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