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Bancarella Netflix: Mean Streets, di Martin Scorsese

October 18, 2018

 

 

 

 

L'idea di Bancarella Netflix nasce dall'esigenza, all'interno della dispersiva e sconfinata programmazione Netflix, di pescare come in un mercatino delle pulci film e prodotti di qualità o anche non di qualità, basta che abbiano qualcosa da dire, che siano in grado in qualche modo di fuoriuscire dall'anonimato della quantità. Più che concentrarsi sulle novità andremo a ripescare film che sono sempre stati lì, di modo che una volta esauriti i grandi titoli o gli ultimi arrivi, avrete a disposizione qualche suggerimento per le serate invernali, per i pomeriggi di febbre e  per le mattinate sfaticate del weekend.

 

 

 

 

Due parole sul perché Mean Streets:

 

C'è un aneddoto su Robert De Niro che Martin Scorsese racconta a David Letterman in occasione del suo invito al programma per The Wolf Of Wall Street: “De Niro lo conoscevo di vista quando aveva 16 anni. Poi ci siamo persi, è stato Brian De Palma in seguito a presentarmelo come attore. Eravamo a cena da un amico e De Niro se ne stava molto sulle sue. Bob è un tipo calmo, non parla molto. A quella cena dopo un po' che si discuteva si addormentò. È molto timido, spesso si addormenta alle cene...

Questo piccolo aneddoto è perfetto per introdurre Mean Streets, il film che Scorsese, all'epoca trentunenne, gira per le vie di Little Italy, dove è nato e cresciuto.  Harvey Keitel interpreta Charlie la cui vita si spende principalmente per le vie del quartiere insieme ad altri ragazzi. Uno di questi è Johnny Boy, un tipo molto più che scapestrato, un ragazzo decisamente mattarello, una sorta di primo prototipo di quelli che saranno poi i segni caratteristici del Joe Pesci scorsesiano. Lo interpreta magistralmente De Niro, il ragazzo timido e quieto di cui sopra.

 

Il regista ha sempre definito Mean Streets come “un film autobiografico”. La regia è divertita,  spericolata e sperimentatrice ma anche estremamente intima, veritiera. Si avverte al primo sguardo la giovane e incredibile passione per il cinema europeo, principalmente italiano e francese. C'è moltissima Italia, a partire dalle imprecazioni nelle bocche dei personaggi fino ad arrivare alla colonna sonora che spazia dalla Marcia Reale a Maruzzella. Poi c'è l'amore per il cinema, c'è la sala come luogo di pace e rifugio. Si inizia a delineare l'attrazione e repulsione per il discorso mafioso, le radici, il quartiere come appartenenza, ma soprattutto il grande tema che racchiude tutto ciò, e che caratterizzerà buona parte dei film del regista: il conflitto fra il bene e il male. Lo capiamo da subito, ci basta la prima scena, la processione di San Gennaro e subito dopo, con un taglio secco del montaggio, un tossico che si fa una pera nel bagno. Il Charlie che si rivolge spesso a Dio quasi a cercare una redenzione o una retta via. Lo capiamo anche dal sottotitolo italiano “Domenica in chiesa, lunedì all'inferno

 

Ci sembra però che ci sia altro. Forse sono i titoli di testa a restituirci il vero animo di questa terza opera. Davanti a noi scorrono le immagini di Charlie e del suo gruppo di amici che camminano per New York. Sembra di guardare un filmino amatoriale, come se il regista sta riprendendo fosse uno di loro... Mean Streets è ancora un campo di sperimentazione, di crescita autoriale, esattamente  come la storia raccontata, che è altro non è che  un racconto di formazione, una storia di ragazzi che scorrazzano in giro, crescono, si azzuffano e escono la sera a fare casino. Un film che già trabocca di quello sguardo onesto e sempre profondamente innamorato che Scorsese riserva alle sue storie e ai suoi personaggi.

 

 

Per chi lo desidera, il trailer:

 

 

 

 

 

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