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Disobedience, di Sebastián Lelio

October 28, 2018

 

Con Disobedience (presentato alla 42esima edizione del Toronto International Film Festival) Sebastián Lelio torna a raccontarci una storia che analizza  le dinamiche di genere, il tema dell'omosessualità e il modo in cui la comunità vi reagisce. Se in Una donna fantastica Lelio ci mostrava una donna trasgender affrontare la morte del compagno e le ottuse violenze della famiglia di lui, in Disobedience vedremo una donna metabolizzare il lutto del padre e far fronte alla passione con una sua vecchia amica; sullo sfondo dell'ortodossia di una comunità ebraica.

Ancora una volta è lo sguardo femminile a condurre gli occhi della macchina da presa, uno sguardo che si sdoppia nei due personaggi principali: due donne dai caratteri opposti ma entrambe complici nel seme della ribellione.

 

Ronit, fotografa venuta da New York, fa ritorno a Londra nella comunità ebraica da cui proviene, a causa della morte del padre, il Rav, importante e influente rabbino. Non viene accolta con calore dalla comunità: scopre che nessuno l'ha informata in tempo della grave malattia del padre ma anche che il suo nome non compare nel necrologio, che recita: “Il defunto, con rammarico, non lascia eredi”.

Ronit incontra Esti e Dovid, due amici dell'adolescenza che si sono sposati. Fra lei e Esti rinasce un affetto sopito da tempo, una passione giovanile mai spenta, i cui effetti, scoperti dalla comunità, hanno portato Ronit all'allontanamento da Londra e Esti al matrimonio con Dovid.

 

 

Le due donne affrontano la loro passione all'interno della comunità ebraica e imparano a risolverlo in maniera opposta. Entrambe portano addosso il peso delle proprie decisioni: Ronit, emancipata e schietta,  soffre il rifiuto di un padre che ha sempre dovuto dividere con altre persone e verso il quale non si è mai sentita sentimentalmente vicina.

Esti, priva della risolutezza e forza dell'amica, è rimasta a Londra, si è sposata e ha represso i suoi impulsi omosessuali, obbligata- per etichetta religiosa- a convivere con gli standard femminili dell'ortodossia ebraica.

 

 Dopo un bacio improvviso le due donne si accorgono di non esser in grado di reprimere le proprie pulsioni, così non decidono di non ostacolare più i propri istinti, né emotivamente né fisicamente.

Inaspettatamente, sarà la figura di Dovid a permettere la catarsi di entrambe: l'uomo infatti non asseconderà il bigottismo della comunità, ma dimostrerà la propria comprensione nel discorso finale, un inno alla libertà di scegliere.

Ronit si riappacificherà con la memoria del padre e Esti smetterà di assecondare una società in cui non si ritrova.

Disobedience non affronta esclusivamente il rapporto tra l'emancipazione femminile e la rigidità delle religioni ortodosse. Il film di Lelio tocca tasti più delicati, inneggia alla libertà che ognuno possiede e ragiona sulla forza che si ha di assecondarla, anche e soprattutto in un ambiente ostile che vorrebbe tutt'altro.

Per questo vien da pensare a Una donna fantastica, film meglio riuscito però nell'intento di colpire ed emozionare il pubblico, probabilmente a causa della regia un po' spenta e della sceneggiatura più debole di quest'ultimo film.

Disobedience non strabilia nella tecnica ma affronta un tema su cui è importante riflettere, soprattutto se trasmesso da due attrici come Rachel Weisz e Rachel McAdams- capaci di capire e legare con il proprio personaggio, regalandoci una interpretazione intima ed estremamente sincera.

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