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Bancarella Netflix - Tangerine, di Sean Baker

November 6, 2018

 

 

 

 

Due parole sul perché Tangerine

 

Più o meno alla fine dello scorso marzo è uscito nelle sale italiane The Florida Project, film di Sean Baker passato prima per il Festival di Torino, che è valso all'attore Willem Dafoe, la sua prima candidatura all'Oscar. Fotografia pastello (aiutata dalla  scenografia del Magic Castle, reale motel rosa vicino al Disney World della Florida), regia spedita ma accurata...Il film del regista indie americano, non ci ha convinto fino in fondo, forse per una sbagliata dilatazione dei tempi, ma anche per un eccesso di calcolo, di pensiero autoriale che si rivela poco spontaneo dietro alle belle immagini. Avevamo pensato che forse proprio il budget più alto, lo aveva privato di un tratto più libero e coraggioso...

 

Perché la spontaneità e quell'incedere libero sono il tratto principale di Tangerine, film precedente del regista la cui visione stasera consigliamo davvero di cuore. La prostituta transgender Sin-dee Rella e l'amica Alexandra attraversano, alla ricerca del fidanzato-protettore della prima, vari sobborghi e sottoculture di Los Angeles. Baker pedina le sue protagoniste, si affanna con loro, le rincorre in tutte le peripezie, ne avverte e ne restituisce dolori e tristezze. Per farlo usa esclusivamente tre iPhone 5s, il risultato è una regia battagliera, un film in guerrilla-style, in cui l'amore viscerale fra strumento e protagonisti, e di conseguenza fra film e spettatori, come spesso accade si sente molto di più. Montato con Final Cut, il regista ha usato poi altri programmi per correggere colore e saturazione. Certo, ormai tutti possono girare un film con lo smartphone, strumento fedele delle nostre tasche. Tutti possono ma non tutti riescono. Baker è uno di quelli che riesce.

 

Il film è prodotto interamente dai fratelli Duplass, esponenti del movimento indie americano soprannominato Mumblecore (in due parole: genere caratterizzato da budget molto bassi, uso di attori non professionisti, riflessione sui rapporti fra trentenni).

Tangerine non è un film mumblecore, ma è sicuramente un film indie a basso budget, che nasce dall'osservazione di un negozio di ciambelle vicino alla casa del regista a Hollywood. Può succedere che certi film del nuovo indie (definizione ampia che finisce per scavalcare la questione di budget e diventa genere, es. Jason Reitman che aprirà Torino quest'anno) spesso e volentieri non riescano a imprimersi a dovere, come se fossero un po' sbiaditi, manchevoli della giusta vitalità. Non è il caso di Tangerine, che arriva come una botta in pieno stomaco, risultato di più fortunate circostanze: la caratterizzazione di tutti i personaggi di strada, il fascino del quartiere in movimento, la bravura delle attrici trasgender non professioniste e ovviamente del giovane regista.

Buona visione!

 

Per chi lo desidera, il trailer:

 

 

 

 

 

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