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Ordinanza anti-alcol. L'intervista ad Andrea Fera del Big Star

November 8, 2018

 

 

A cinque giorni dalla proroga fino al 6 marzo 2019 dell'ordinanza estiva relativa al consumo di bevande alcoliche, abbiamo deciso di intervistare Andrea Fera, gestore di uno dei locali storici di Trastevere, il Big Star

 

Riassumiamo in breve l'ordinanza: nelle zone del Centro Storico (comprese banchine del Tevere e Isola Tiberina), Rione Monti, Celio, Trastevere, Testaccio, Prati, Ponte Milvio, Pigneto, Eur e Ostia, è vietato,  dalle ore 22 alle ore 07, il consumo in vetro di bevande alcoliche nelle strade pubbliche o aperte al pubblico transito, mentre dalle 24 alle 07 il consumo di bevande alcoliche all'aperto è vietato in qualsiasi tipo di contenitore. E quindi di conseguenza anche la vendita da asporto. 

Per quel che riguarda il quartiere di San Lorenzo, Termini, EsquilinoPiazza Bologna, Viale Ippocrate e Piazzale delle Province  il provvedimento scatta invece alle 21 e vieta in generale il consumo di alcol all'aperto in qualsiasi tipo di contenitore e di conseguenza la vendita da asporto. 

 

 

 

- Andrea iniziamo da una semplice informazione di base.  Cosa succede se un commerciante o un cliente vengono trovati a trasgredire l'ordinanza?

 

Per ogni persona trovata a bere una bevanda alcolica dopo le 22 in aree non autorizzate e in bicchieri non idonei (cioè di vetro) sono 150 euro di multa a chi consuma e 150 euro a chi lo vende. Chi consuma paga la sua multa e il commerciante ovviamente paga la multa per ogni singolo cliente trovato a trasgredire.

La verità è che avrebbero dovuto stilare una legge comunale o nazionale che regolasse la questione del consumo di bevande, ma non hanno fatto in tempo e quindi hanno reiterato in modo cieco questa ordinanza sindacale, il che è assolutamente attaccabile: un'ordinanza ha i requisiti di urgenza, qui invece, evidentemente, siamo di fronte ad uno statuto permanente. Mi sembra ovvio quindi che è richiesta un'altra tipologia di legge.

 

- Il Big Star esiste da molti anni... La prima ordinanza fu quella di Alemanno?

 

Sì ed era anche quella un'ordinanza pensata sulla scia di un'onda emozionale, legata ad un terribile dramma. Era il 2011 e ci fu un fatto di cronaca violenta in centro, dove era coinvolto un turista. Ricordo infatti che vietarono subito il pub crawl, i tour alcolici per turisti. All'epoca però c'era solo il divieto di vendita di alcol da asporto in vetro, se lo vendevi in plastica non c'erano problemi. Ora dopo mezzanotte non puoi proprio più vendere alcol da asporto. Questo recide una fetta di clientela e situazioni che invece sono ottimali per l'economia. Penso al turista che viene in Italia per bere buon vino e non può comprarsi una bottiglia da consumare tranquillamente nel suo hotel o B&B. Ma anche al vicinato, alla coppia che vuole guardarsi un film e bersi un drink sul divano. Io qui ho sempre visto situazioni del genere.

 

- Quanto incide l'ordinanza sul piano economico per gli esercizi commerciali?

 

Non può non incidere. Pesa sull'economia della città in generale, perché questi esercizi commerciali tengono viva la città, creano turismo, lavoro, reddito. Di fronte a un'ordinanza del genere noi commercianti andiamo incontro ad un'ovvia perdita economica, è inevitabile servire meno clienti. In questo modo guadagniamo meno, ed è paradossale,  proprio ora che avremmo bisogno di assumere una figura in più per non far trasgredire la norma. Perché un'ordinanza del genere delega tutte le responsabilità al commerciante, e questo non è giusto. Il punto è che queste ordinanze restrittive non tengono mai conto dell'applicazione materiale delle norme e possono anche influire sulle fortune di un'attività commerciale in modo definitivo. Le aeree idonee del Big Star sono lo spazio al piano di sopra, il dentro del locale e il fuori delimitato dagli ombrelloni. In questo siamo fortunati ma ci sono locali che non hanno il permesso per i tavoli all'aperto e hanno uno spazio interno molto più limitato.

 

- E invece come funziona ad esempio per i “bangla”?

 

Dopo le dieci devono servire in plastica e dopo mezzanotte non possono più vendere alcolici perché non dispongono di una superficie di consumo. Che poi, per ritornare al discorso delle responsabilità, se il "bangla", che poi è un commerciante, rispetta le regole della vendita, cosa ci può fare se fuori dal suo locale si radunano venti ragazzi che poi magari trasgrediscono la legge? In quel caso è compito della vigilanza mantenere l'ordine, ma solo nel caso della trasgressione delle regole. Da questo punto di vista io la penso così, e cioè che non ci deve essere un'intrusione repressiva dello Stato, la polizia deve intervenire quando c'è motivo di intervenire. Bisogna ragionare sul controllo e sul problema di controllo. E bisognerebbe anche provare anche a distinguere i luoghi di vendita e questo si può fare intensificando la vigilanza laddove serve di più. Ma non punendo il commerciante.

 

 

- Ma quindi un problema di controllo nelle strade c'è?

 

Sicuramente. Inoltre la violenza fra i ragazzi, per come la vedo io, è maggiore rispetto alle generazioni precedenti. Ma non si può ricercare la causa negli alcolici, non in questo modo almeno, non direttamente. Credo che sia abbastanza chiaro che le radici di certi mali sono molto più profonde del ragazzo che si beve la sua birra. Inoltre se i ragazzi vogliono bere lo fanno dentro, poi escono e si sfondano comunque di botte coi caschi. Non risolvi niente così. Il problema è chiaramente alla base ed è culturale. Questo è fondamentale da capire. Bisogna iniziare a investire sull'istruzione e sulla cultura. Ragionare sul fatto che una certa politica sta operando in modo repressivo sui luoghi di aggregazione. E questo è pericolosissimo. Il pub e anche le strade della città, sono luoghi di aggregazione, di scambio di pensiero. E allora è ovvio che diventa un circolo vizioso perché eliminando i luoghi di cultura e scambio come puoi lavorare sulla base culturale? 

A livello logico, per quel che riguarda la questione sanlorenzina, di fronte ad un evidente problema di droghe pesanti, tu decidi di vietare gli alcolici dalle 21, invece di intervenire su altro? Punire i bar come se fosse colpa loro mi è sembrato una follia. Non ha molto senso. Per me sono provvedimenti presi per interessi di tipo politico elettorale. 

 

- Cioé?

 

E cioè evitare i capannelli fuori dai locali. L'unica preoccupazione sembra quella di non far riunire le persone all'aperto di notte, cosa che evidentemente terrorizza i nostri amministratori. In questo momento specifico c'è un'idea di sicurezza e decoro  per il quale un insieme di persone che chiacchierano e bevono fuori da un locale vengono visti come un'adunata sediziosa. Ripeto, è ovvio che ci sono eccessi di violenza e questioni da risolvere ma ora come ora nel capannello fuori dal bar viene identificato il nemico da abbattere. E non è quello il nemico. Trastevere è da sempre un quartiere di vita notturna. Mio zio di 80 anni veniva a Trastevere da ragazzo a mangiarsi gli spaghetti a mezzanotte, per dire. È sempre stato così.

Ma la politica di adesso vorrebbe una città in cui tutti stanno dentro al locale o dentro al ristorante, in cui le strade sono deserte così la polizia può controllarle molto più facilmente. Vogliono una società triste e una città vuota, perché alla base manca un'idea di città. Ci si limita a navigare nell'emergenza continua, a prendere provvedimenti repressivi che certamente non limitano il problema perché non lo recidono partendo dalla base, che è sempre e comunque culturale.

 

 

 

Andrea conclude la nostra chiacchierata nel migliore dei modi, facendomi ragionare sulla bellezza del termine movida, sempre più affiancato ad aggettivi negativi, come violentapericolosa, molesta"Il termine di movida nasce in un contesto importante: la movida madrileña sanciva il risveglio della Spagna dopo 36 anni di dittatura franchista. I giovani si riversavano sulle strade e si riprendevano la libertà di socializzare, di godersi la vita. Le strade piene sono importanti...andando avanti così nessuno uscirà più, si vivrà a casa davanti a Netflix o navigando sul web, senza uscire e senza conoscersi. Senza il fondamentale e libero scambio di pensiero."

 

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