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Gran cosa i film dei supereroi

November 13, 2018

 

 

Per commemorare Stan Lee, riproponiamo la lettura del nostro articolo pubblicato sul cartaceo di Aprile 2018

 

Nella prima scena di Spiderman Homecoming, Adrian Toomes, destinato a diventare il vendicativo Avvoltoio, osserva un disegno fatto da un bambino: gli Avengers che salvano Manhattan.

"Niente sarà più lo stesso ormai...e pensare che quando ero piccolo disegnavo cowboys e indiani" Eh già...proprio a Micheal Keaton, storico Batman, viene dato il compito di pronunciare queste parole, poco prima di tornare, ancora una volta, ad avere delle ali. Non più cowboys e indiani. Sono i supereroi a costituire la grande nuova epica americana.

Intelligente ibrido fra il teen movie americano e il genere supereroistico, Spiderman Homecoming di Jon Watts, è la sedicesima pellicola del fortunato Marvel Cinematic Universe.

Pur essendo al di sopra dell'uomo comune, i supereroi ne hanno comunque la responsabilità e  vegliano dunque sugli eventi del mondo. Così il genere supereroistico, mentre il tempo passa, si adatta ai mutamenti della realtà e ne prende le forme. I tempi sono cambiati, il nuovo quindicenne Peter Parker  si presenta già dotato di super poteri e con un costume estremamente tecnologico. Ovviamente ha anche uno smartphone, fidato compagno di testimonianze, con il quale ha ripreso la sua prima battaglia. Quella in cui ha rubato lo scudo a Capitan America, per intenderci; quella in cui ha fatto la sua comparsa nel Marvel Cinematic Universe.

 

Di recente, grazie a Mamma Disney, il Marvel Universe ha da poco incorporato anche la Fox. Notizia sconvolgente sul piano narrativo, perchè apre alla possibile inclusione degli X-Men nell'universo Avengers&Co. Ci è voluto del tempo, ma dopo essersi incrociate nei  titoli di coda, le strade dei supereroi si sono finalmente unite e ogni linea narrativa sta convergendo verso il grande nucleo. Kevin Feige, presidente degli Studios Marvel, usa il termine universo condiviso, e lo presenta come un evento inedito. Già solo l'esperienza del trailer di Avengers: Infinity War ha qualcosa di  meraviglioso. Proprio in questo mese primaverile, gli Avengers incontrano i Guardiani della Galassia, lottano insieme a Black Panther, c'è il giovane Spiderman, il mistico Doctor Strange. Uniti, finalmente, per combattere il terribile Thanos...

 

 

Con il Marvel Cinematic Universe, il cinema di intrattenimento raggiunge la sua massima espressione: una poltiglia pop in cui annegare, un luogo di accumulo dai segni caratteristici, rassicurante quanto le battute che cullano il pubblico che, se lo decide e se lo vuole, può sguazzare e lasciarsi andare in questo oblio. Ogni singolo personaggio ha sempre avuto senso, ma solo unito gradualmente agli altri è in grado di provocare l'esplosione adrenalinica, fino a quel punto magico in cui ogni spettatore è ridotto a bambino stupefatto. Un cinema che ha molto in comune con l'euforia di certe droghe o di qualsiasi sostanza che provoca dipendenza e dolce assuefazione. Ormai ne conosciamo gli effetti, sono anche fin troppo prevedibili, ma non riusciamo a farne a meno. Viviamo esperienze incredibili, seduti sulle poltrone a riempirci la pancia di pop-corn e bibite saporite. Senza preoccuparci di fare rumore, perché i casini nello schermo sono di gran lunga più chiassosi.

 

Kevin Feige nel suo comunicato sull'universo condiviso insiste su un aspetto: tutta la storia della continuità, tutta questa roba, è divertente e sarà importante, solo ed esclusivamente se il pubblico lo vorrà. Più di altri, i film sui supereroi si nutrono di pubblico, perché vivono essenzialmente del suo intrattenimento. Cosa sarebbe l'universo condiviso senza nessuno a cogliere i riferimenti? Cosa sarebbero i film sui supereroi senza un pubblico che li guardi? Sarebbero come un supereroe senza la sua città, grande spettatrice.

È cambiata anche la città. Ormai gli abitanti della New York di Spiderman Homecoming, rimangono impassibili alla vista di un ragazzo che vola fra i grattacieli; per loro è perfettamente normale. D'altronde, non troppi anni fa nel mondo, andava di moda  catturare Pokemon fra le vie cittadine. E cambiando agilmente universo, nel mal riuscito Justice League della DC Comics, dei bambini, armati di cellulare, intervistano Superman per il loro podcast. Poco dopo siamo al funerale dell'eroe venuto da Krypton, in sottofondo le note di Everybody Knows cantata da Sigrid. La città senza il suo Messia è fuori controllo, un naziskin distrugge la vetrina di un alimentari, un senzatetto esibisce il cartello: "Io ci ho provato". Questo forse è l'errore più grande di Justice League: abbandonare il suo spunto iniziale, la città che muore senza il supereroe che la sorregge e che veglia su di lei. Su Metropolis, che come la Gotham di Batman, è un vero prolungamento di Superman, una parte del suo essere. E lo stesso vale, saltando in un altro immaginario, per quell'acqua che bagna Roma, e che ha forgiato il nostro speciale supereroe, scorrendogli nel corpo. 

 

Cambia il cinema commerciale, che più di altri prodotti, descrive e rivisita il reale, lo mastica e lo riciccia fuori, in forme e modalità basilari, che ben descrivono l'andamento del mondo. Gran cosa i film dei supereroi. Sta a noi stare al gioco, sta a noi guardare con occhi bambini o con spiriti critici, a seconda di come ci va.

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