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Troppa grazia, di Gianni Zanasi

November 25, 2018

 

La prima scena di Troppa grazia di Gianni Zanasi gira subito intorno alla questione dell'onestà. C'è Arturo (Elio Germano) che dice a Lucia (Alba Rohrwacher) che la sua scappatella è durato solo due settimane. “Due settimane detto dagli uomini sono sei mesi in realtà” le risponde lei.

 

Lucia è una geometra, ha 36 anni e una figlia adolescente. Il Comune la incarica di controllare un terreno su cui dovrà sorgere l'Onda, grande opera architettonica molto attesa. Ma le mappe sono tutte sono tutte manipolate, probabilmente per coprire dei rischi geologici. Un giorno appare una donna. Nessuno, al di fuori di Lucia, riesce a vederla. La donna le dice a tutti i costi di impedire la costruzione su quel terreno, costringendola, da quel momento in poi, a non distogliere lo sguardo da quel compito.

 

È l'onestà ciò che a Zanasi sta più a cuore raccontare. L'onestà, concetto fin troppo sottovalutato, è benefica sia quando viene praticata verso gli altri che quando viene rivolta a se stessi. Non è facile certamente, ma a lungo andare questa pratica è sempre liberatoria ed è un bene fondamentale. Troppa grazia non si assume il compito di impartire una morale; Zanasi non cade nella folle tentazione di istruire passo dopo passo lo spettatore, ma semplicemente si lascia andare al suo racconto e ai suoi bravi attori. Il risultato, in un film che rischiava di scivolare in luoghi comuni e macchiette, è quello di un'opera aggraziata, di pancia molto più che di testa.

 

 

Inevitabilmente entra in gioco anche la verità. Anzi ci va di azzardare l'ipotesi che la Troppa grazia del titolo (oltre quella di Lucia che viene considerata “strana" perché non capace di mentire a stessa) sia proprio quella della verità, luce sacra nel momento in cui ci si rivela, o in cui permettiamo a noi stessi che ci si riveli. Non siamo certamente di fronte ad un film spirituale. Anzi si parla di terra, di radici, di rapporti, dell'esser cristallini verso noi stessi e di conseguenza verso gli altri. Non è un caso che la sua protagonista sia donna. Lungi da noi cadere in facili discorsi, ma è proprio Arturo a dirle con goffaggine: “Voi tradite in modo diverso da noi. Voi avete le uova”. Certo è che una certa predisposizione biologica femminile a confrontarsi con il proprio "spazio" interno, rende la donna più predisposta al dovere di ascoltare con onestà.

Non siamo di fronte ad un film perfetto, ma in fondo è meglio così, la grazia non contempla la perfezione. Zanasi è un autore sincero e restituisce un film felice e quindi per forza di cose malinconico. Un film sull'importanza di essere limpidi per far girare al meglio il mondo.

 

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