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Quale futuro per l'antica stazione?

December 18, 2018

Un grande albergo, con un parco di quasi seimila metri quadrati dotato di due piscine. Vicino, un nuovo complesso residenziale: una palazzina di quattro piani e tre di sei per uno spazio complessivo di oltre 50 mila metri cubi. Non sembra esserci  altra sorte per il complesso dell’antica stazione ferroviaria che sorge su viale Trastevere. Nel 2005 l’immobile è stato ceduto per 44 milioni di euro da Ferrovie Real Estate (la società immobiliare della holding Ferrovie dello Stato) al Gruppo Statuto, proprietario di lussuosi hotel a Milano e Venezia, facente capo a Giuseppe Statuto. Quello che un tempo era il secondo scalo ferroviario di Roma, si trova da decenni in stato di totale abbandono: porte e finestre sono murate e gli alberi e i giardini accerchiati da ammassi di rifiuti. Anche la storica locomotiva modello 625 che trionfava all’ingresso è stata da un pezzo trasferita al deposito di Portonaccio.

 

Le ultime notizie sull’argomento risalgono alla primavera scorsa. Si parlava della fissazione per il 30 giugno di una Conferenza dei Servizi, mai tenutasi, che avrebbe dovuto portare all’approvazione del progetto. Poi più nulla, tutto finito nel dimenticatoio. E’ stato quindi a dir poco sorprendente sentire da una portavoce del gruppo Statuto che «il progetto è già stato condiviso ed ha tutti i requisiti, compreso il rispetto dei vincoli architettonici imposti dalla sovrintendenza. Siamo in attesa delle autorizzazioni per poter procedere. I tempi si prolungano per ragioni legate a vicissitudini interne all’amministrazione cittadina. Noi su questo non possiamo intervenire». Tutto fatto, tutto approvato, tutto a posto. Strano però che di questa prontezza non sappiano nulla al Municipio XII, quello competente per territorio. Anzi, pare che da tempo non abbiano notizie dal gruppo. Lo stupore deriva anche dalla possibile presenza di un vincolo architettonico sullo stabile, in virtù dello stile liberty della struttura. Dalla soprintendenza invece abbiamo scoperto che il progetto è stato approvato. Pare ci sia stata una trattativa, rimasta sotto traccia, che abbia impegnato i proprietari a mantenere il corpo originale della stazione, che verrà svuotata al suo interno. Per quanto riguarda il vincolo architettonico, ad oggi non esiste. Potrebbe essere posto in una seconda fase, contestualmente all’inizio dei lavori. C’è da chiedersi a che scopo se già tutto è stato accettato.

 

Resta però un fatto. La zona interessata dal piano è ad alta concentrazione archeologica. In età imperiale vi era il Campus judeorum, il cimitero ebraico, e andando a scavare potrebbero tornare alla luce reperti di grande interesse. La legge prevede che venga fatta una valutazione archeologica preventiva e, in caso di probabile esito positivo, ricorda che "i beni culturali non possono essere distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione". La situazione appare quindi più complessa di quanto non sembri: è difficile tirare su quattro palazzi senza verificare cosa ci sia sotto. Fermo restando il ripiegamento parassitario di Roma, che più che sulle attività produttive si sta sempre più orientando verso quelle puramente ricettive, il rimpianto maggiore è quello che in passato non si sia riusciti a trovare un accordo con le Ferrovie dello Stato per una generosa cessione della stazione alla città, unico modo per valorizzare l’area trasformandola magari in un centro di aggregazione sociale e culturale.

 

I cittadini intanto sono preoccupati per la possibilità di vedere realizzato l’ennesimo progetto che nessun beneficio sembra portare ad un quartiere a cui manca quasi tutto, meno gli alberghi di lusso. «Qui una volta c’era il dopolavoro delle ferrovie. C’erano le vecchie locomotive ed era molto bello da vedere», ci racconta Luciana, nata e cresciuta intorno a piazza Ippolito Nievo. E continua: «un resort a cinque stelle? Beh, si vede che oggi abbiamo bisogno di lusso! Questa zona è piena di senzatetto e di persone che hanno difficoltà. Il contrasto così sarà ancora più evidente». Amara la considerazione del signor Mauro: «Sò anni che la stazione sta messa così. Ce devono fà st’albergo ma è un problema che non me riguarda: quanno lo costruiranno io starò già all’alberi pizzuti». Lorenzo, 28 anni, ha invece ben chiare le priorità della zona: «Qua nun serve ‘n albergo, la cosa che serve de più sò ‘n po’ de case popolari. A Trastevere ormai non ci sono più. Le uniche stanno alla Magliana ma sò tutte occupate». Qualche anno fa era stato sventolato in faccia ai residenti un generico progetto di riqualificazione attraverso il “Piano casa”. Oltre alla trasformazione alberghiera dell’antica stazione, prevedeva la riconversione dell’ex deposito Atac in un parcheggio di scambio per il trasporto merci e per il car e bike sharing elettrico, la creazione al suo interno di un ostello della gioventù da duecento posti,  160 unità residenziali di 35 metri quadrati destinate al mercato locativo a prezzi contenuti per giovani e studenti oltre a un nuovo polo museale. Tutto sparito, resta solo l’albergo a cinque stelle.

 

Illustrazione di Elisa Lipizzi.

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