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Bancarella Netflix - Arrival, di Denis Villeneuve

January 22, 2019

 

 

Due parole sul perché Arrival: 

 

Arrival è stato il mio primo contatto con Denis Villeneuve. Era la mia prima volta alla Mostra del Cinema di Venezia, quindi per via di questa doppia iniziazione, tengo molto a questo film. Quell'anno al Lido era lo stesso di La La Land e ricordo che alla conferenza stampa di Arrival era presente Villeneuve ripartito però in fretta e furia subito dopo, e alla conferenza di La La Land mancava Ryan Gosling: entrambi infatti erano impegnatissimi sul set di Blade Runner 2049, ultimo film di Villeneuve prima del remake di Dune, che chissà quando avremo il piacere di vedere.

 

Il regista canadese è sicuramente uno dei più interessanti del momento. Se ripercorriamo a ritroso la sua carriera è evidente il fatto che il suo interesse per la perfezione meccanica delle sceneggiature è andato sempre più a scemare negli anni, lasciando spazio all'imporsi delle immagini e alla musicalità della regia. Pur essendosi gradualmente affiliato in tutto e per tutto alla macchina hollywoodiana, Villeneuve è dotato di una sua visione unica ed estremamente personale. Qualcosa nella vicenda raccontata in Arrival forse può non convincerci fino in fondo; è evidente che il film non è esente da un qualche intoppo narrativo. Ma di questo, davvero, non ce ne può importare un fico secco.

 

Il film è tratto da un racconto di Ted Chiang ed è la storia di Louise, linguista di professione, reclutata dall'esercito USA per comunicare con degli alieni apparsi improvvisamente sulla terra in astronavi simili a grandi semi, soprannominati "gusci". Ho già parlato di Villeneuve, qui nella mia rubrica. E ci tengo a sottolineare che ciò che più amo del regista canadese è la sua capacità di esplicitare l'intimo dei personaggi attraverso una certa specifica intimità delle immagini stesse: la regia con cui le disegna, la fotografia che le colora, la colonna sonora che le accompagna (spesso del bravissimo collaboratore Jóhann Jóhannsson, venuto a mancare di recente).  Questo è ciò che più amo di Villeneuve e che in Arrival è ravvisabile per esempio nella prima entrata di Louise nel guscio, così simile a un grembo materno...Lenta e spaventosa, proprio per lei che come sappiamo fin dall'inizio ha perso una figlia. Questo è ciò che più amo anche in Prisoners (il mio Villeneuve preferito) dove tutti i personaggi nel loro intimo più profondo sono prigionieri di qualcosa. E potrei andare avanti all'infinito...

 

Per chi lo desidera, il trailer:

 

 

 

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