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Storie da sfornare a buffo | Roy Sullivan

February 9, 2019

Illustrazione di Federico Russo

 

 

Storie da sfornare a buffo

 

Nessuno crede alla casualità. Plasmati da una mente più scientifica che spirituale diamo sempre una spiegazione a tutto quello che accade, o quantomeno la cerchiamo con affermazioni del tipo “non è possibile” “ci deve essere una ragione” non rassegandoci ad un semplice “a volte accade”.

 

Essendo sempre state persone nella media, in tutte le sfere della nostra vita, non siamo mai stati in positivo quell’uno su milione né di conseguenza crediamo di poter essere quell’uno su milione in negativo.

 

Quindi, probabilmente come non siamo mai stati quelli che sbancavano al lotto o si sposavano un milionario conosciuto sull’8 indossando il pigiama, non saremo di conseguenza quelli che moriranno sotto il colpo in testa di un uccello morto caduto dal cielo, o anche in un incidente aereo, o addirittura di unghia incarnita necrotizzante.

 

Ed è proprio in questo ragionamento né scientifico né spirituale bensì più pressappochista che si nasconde l’errore. Se vi è una probabilità, vi è anche una possibilità. Di conseguenza, tutto quello che è singolarmente o collettivamente probabile è anche possibile.

 

Qui di seguito verranno raccontate storie realmente successe a persone o a gruppi di persone, improbabili, oseremo dire, quasi impossibili.

 

Lo stile sarà schietto sincero quasi didascalico, a tratti dissacrante. Al limite del cinico, ma non per licenza poetica semplicemente per enfatizzare lo sconcerto, il “ma non ci credo”o il più gergale “ma che cazzo stai a dì?”.

 

La curiosità, in definitiva, non è altro che fame di storie, attesa di risposte.

 

E queste sono storie curiose, male che va da sfornare in un momento di silenzio durante una conversazione fiacca.

 

Le storie di seguito scritte non sono frutto della nostra fantasia, ma realmente esistite, talmente assurde che la nostra stessa fantasia sarebbe ben lieta di esserne la genitrice.

 

Roy Sullivan – La Storia dell’omo più sfigato o fortunato della storia.

 

 

Nato nel 1912 nella Contea di Greene in Virginia appassionato di natura e bestie a 24 anni il giovane Roy decide di diventare Ranger. Robusto, muscoloso e un po’ bambacione Roy faceva bene il suo lavoro; se ne stava sempre per i fatti suoi, a controllare infrazioni, alberi, arbusti e animali all’interno del parco. Un ragazzo solitario.

 

Roy Cleveland Sullivan è ricordato nella storia, e affisso sul grande libro del Guinness dei Primati come l’uomo che sopravvisse per ben 7 volte a 7 colpi di fulmine.

 

La prima volta aveva 30 anni, se ne stava a contare gli anelli degli alberi quando iniziò una tempesta che lo costrinse a riparasi in una torretta che ai tempi, ovviamente, non aveva parafulmini. Probabilmente il pensiero fu “mejo dentro che fori”. E invece no, quella torretta, con lui dentro, venne colpita da un fulmine 8 volte, quindi saggiamente, decise di uscire pensando “eh no, mejo fori che dentro”. La torretta infatti prese fuoco non appena lui uscì ma pochi secondi dopo, mentre scappava tra i boschi impaurito, fu colpito dal suo primo fulmine. Questa prima e fortissima scossa gli causò la claudicanza alla gamba destra e un’insensibilità al pollice sinistro.

 

Tra la prima e la seconda scossa, avvenuta 27 anni dopo, il ragazzo solitario e zoppo divenne famoso, “il guardiacaccia sopravvissuto al più grande temporale del Virginia”. E quindi si aggirava per i bar della contea gongolando, rimorchiando, facendosi acclamare. Si sposò.

 

A 57 anni guidava il suo camion nelle campagne. Temporale. “non me ce freghi” pensò sdraiandosi sul sedile dietro appennicandosi in attesa della fine della pioggia. No. il fulmine riuscì a entrare da una piccola fessura del finestrino bruciandogli tutti i capelli e tutti i peli della faccia. Ovviamente il glabro, claudicante ma miracolato Roy iniziò ad avere un attaccamento alla vita inenarrabile. Lui era invincibile.

L’anno dopo, se ne stava a casa, iniziarono a fare due gocce, e lui uscì a riprendere i panni stesi in cortile. No. Grave errore. Tuono, lampo, fulmine. Entrato nella spalla sinistra uscito dalla gamba destra.
A 58 anni il glabro, zoppo, insensibile a un dito e storto dal lato sinistra del corpo per via del terzo fulmine Roy, iniziò a cacarsi sotto.

 

Il quarto colpo avvenne mentre era appena uscito dalla doccia, Entrando dal solito spiffero della finestra. Aveva 60 anni. Chiudile ste cazzo de finestre, verrebbe da dire.  Per “fortuna” gli sfiorò solo la testa lasciandoli una cicatrice sulla pelata.  Conseguentemente il suo sistema nervoso, oltre ad essere zoppo, bruciato, senza peli storto, sfregiato, e senza sensibilità a un dito, inizia a fare cilecca. Fatto ancor più aggravante per la sua psiche fu che la moglie, quando non era con lui, venne colpita da un fulmine anch’essa, sopravvivendo ma prendendosela con lui che, ribadiamo, non era presente. Nei dintorni iniziarono per cui a girare voci sulla faccenda della sfiga. Roy portava sfiga. La moglie lo lascia, nessuno vuole farsi due goccetti al bar con lui, nessuno lo acclama più. Divenuto quasi pazzo torna ad essere un tipo solitario. Ma il lavoro non lo può perdere. Quindi per i boschi deve continuare ad andarci.

 

Il quinto e sesto fulmine lo Colpiscono a distanza di due anni all’età di 62 e 64 anni, causandogli bruciature varie. Il quinto e il sesto fulmine, a suo dire, sono stati i meno violenti poiché non diretti ma solo di “passaggio”. Una scossarella insomma.  
 

L’ultimo colpo avviene nel 77. Ormai rassegnato ad una vita solitaria, nevrotico, zoppo, sfregiato,glabro, insensibile per metà del corpo, e accannato dalla moglie se ne era andato a pescare, pensando alla sua vita.

 

NON AVEVA ANCORA INIZIATO A PIOVERE che venne colpito da un fulmine entrato dalla schiena ed uscito dal petto. La cosa più assurda fu che andando verso la macchina, tornando verso una zona abitata per farsi visitare fu attaccato da un orso che voleva rubargli le trote pescate (perché lui, subito dopo essere stato colpito dal settimo fulmine ebbe la prontezza di pensare alle trote e di recuperare il secchiello con il bottino). Prese un bastone e colpi l’orso in testa fino al punto di metterlo in fuga. In una mano il secchiello delle trote, nell’altra il bastone. Dopo che un fulmine gli era uscito dal petto. Zoppo storpio, bruciato, insensibile alla gamba destra, senza un pollice e sensatamente triste con la moglie che si scopava uno che aveva solo più di lui il non essere un parafulmine, lui pensava alle trote. Sopravvissuto a 7 fulmini e a un orso.

 

Questa storia dell’orso non è documentata se non in’intervista da lui rilasciata, ma vedendo la storia nel complesso, non è poi così assurdo credergli.

 

Roy Sullivan si toglie la vita sparandosi nello stomaco con un fucile all’età di 81 anni.
Tutti i colpi subiti dai fulmini di Roy sono raccolti in una cartella medica realmente esistente. 
Nel virginia ci sono una media di 45 temporali l’anno. 60 giorni di pioggia media l’anno.
Statisticamente nell’arco di 80 anni ci sono 0.00001 probabilità di essere colpiti da un fulmine.
Statisticamente nell’arco di 80 anni ci sono 0.00000000000000000000000000001 probabilità di essere colpiti da 7 fulmini. Gli zero non sono messi a caso.

Domande conseguenti alla storia narrata:
- Perché nessuno gli ha mai detto (dopo il terzo o il quarto colpo magari) “vattene a vive ad Aruba”?
- Perché i medici pre o post portem non hanno mai pensato che probabilmente era una carica elettrostatica vivente?
- Prendendo come buona la rincarnazione, cosa mai aveva fatto Roy  Sullivan in una sua vita precedente, ellenica, mitologica e politeista, a Zeus per farlo incazzare così?
- che cosa pensava Roy Sullivan quando stava da solo?

 

Queste risposte, forse, non arriveranno mai.

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