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Il primo re, di Matteo Rovere

February 3, 2019

Dopo una lunga attesa arriva sui grandi schermi Il primo re di Matteo Rovere ed è indubbio che il grande schermo sia il “luogo” perfetto per ospitare questo film...Per via della sua maestosità, da tutte le parti del mondo sembra arrivare questo Primo Re, tranne che dall’Italia.

 

Siamo nel 753 a.C. Protagonisti Romolo e Remo e la fondazione di Roma. Il budget stanziato per il film è di circa 9 milioni di euro. La lingua parlata dagli attori è un latino arcaico, ricostruito attraverso fonti contemporanee al periodo storico in cui si immagina che Romolo e Remo siano vissuti. Un gruppo di semiologi dell'Università La Sapienza ha compiuto un lungo studio sul latino fon-dativo, pre-romano. Là dove mancavano i filamenti è stato innestato l'indoeuropeo, una sorta di lingua codice, base di quelle del ceppo indoeuropeo dipanate poi. Oltre a questi due dati, abbastanza inusuali quando si parla di prodotti italiani, ci sono le scenografie: la scelta delle location e la consequente ricostruzione di villaggi e edifici operata sotto la guida di archeologi esperti. Tutto illuminato dalla fotografia di Ciprì che si è servito solo di luce naturale. Poi c'è il trucco e c'è il parrucco, ci sono effetti speciali di qualità e infine la preparazione attoriale, con ore di allenamenti di lotta corpo a corpo, lance, spade, asce e chi più ne ha più ne metta.

 

 

Gli attori in questione sono il giovane Alessio Lapice nei panni di Romolo e Alessandro Borghi in quelli di Remo. Va detto (e il film di Rovere ne è la prova definitiva) che allo stato dei fatti Borghi rappresenta l’attore più fisico e versatile presente in Italia, adattissimo ad un tipo di cinema insolito nel Paese che Matteo Rovere ha scelto di portare avanti, sia dal punto di vista produttivo che dal punto di vista autoriale. Basti pensare a Smetto Quando Voglio di cui è produttore, film che nel suo piccolo ha comunque rappresentato un punto di svolta nella commedia italiana odierna. Con Veloce come il vento,  di cui è sceneggiatore e regista, ci siamo trovati di fronte ad un'operazione non del tutto avulsa al cinema italiano odierno, colorata di macchine e inseguimenti. Certo, con Il primo re viene  più da pensare più all'Apocalypto di Gibson o al The Revenant di Iñárritu. Opere in cui il lavoro produttivo sottostante è incredibile, in cui tutti gli ingranaggi della macchina Cinema, dal fango che ricopre la terra fino a incendi e inondazioni, vengono sfruttati e fatti girare con foga e entusiasmo.

 

Ma non mancano note dolenti. Il primo re ha certamente un problema di sguardo narrativo, un acciacco al cuore pulsante della sua storia.  Perché nonostante la partenza sia esplosiva il film di Rovere si rivela troppo statico nella parte centrale, si blocca come concentrato su qualcosa che non riesce davvero a focalizzare. E ci mettiamo poco a pensare che avendo spinto al massimo dal punto di vista scenico, forse si poteva osare di più e trasformare questo film in un film d'azione a tutti gli effetti, senza per questo lesinare sulla componente magico-emotiva-religiosa.

Ma questo, per quanto lecito, deve rimanere un pensiero di poco conto, perché per dirla senza mezzi termini, il cinema italiano ha bisogno di qualcosa che lo faccia sviare dalle solite traiettorie battute e ribattute, e dai prodotti sciapi e tiepidi, concepiti solo per rientrare delle spese. Ormai privi di stupore e divertimento siamo sempre troppo consapevoli di quello che stiamo andando a vedere. C'è bisogno di fuoriuscire dalle sale colpiti e incuriositi e non sempre mediamente delusi. E con tutti i suoi limiti Rovere questa sensazione ce l'ha sempre regalata.

 

 

 

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