© 2017 by "IL VENTRILOCO". creato con Wix.com

Storie da sfornare a buffo | James Cameron

February 17, 2019

Illustrazione di Federico Russo 

 

James Cameron e la Fossa delle Marianne

 

È difficile raccontare in breve la vita di James Cameron. Basterebbe dire che è colui che ha diretto i primi due film di maggior incasso della storia del cinema mondiale. Rispettivamente Avatar e Titanic. Oltretutto li ha anche scritti e prodotti. È stato sposato 5 volte, ha 4 figli. Adesso pare stia ancora con quella che in Titanic faceva la nipote della vecchia. Nonostante queste imprese siano già di per se mirabili, quello su cui ci vorremmo concentrare è il suo spasmodico e morboso rapporto con le acque.

 

Tutto nasce durante le riprese del suo primo film da regista Piraña Paura del 1981. Succede che, essendo ai tempi un po’ una pippa, viene licenziato dal ruolo di regista perché non era in grado di divincolarsi con le riprese sott’acqua.

 

PROPRIO LUI. Ma, mai domo, non si butta giù. E' proprio in questo periodo che dopo aver scritto la sceneggiatura di Rambo II insieme a Stallone ingaggia un altro mostro pompato di nome Schwarzenegger facendo nascere il progetto Terminator che coronerà la carriera di entrambi. Parallelamente il 1° settembre 1985 vengono scoperte le reliquie del Titanic. E lui, già tronfio di ego e pieno di soldi, decide di risolvere il suo rapporto con l’acqua sfoderando il più ambizioso, esoso e impensabile progetto cinematografico mai realizzato: Titanic, che vedrà la luce sul set nel 1995. Era una di quelle situazioni che o ci fai tanti tanti soldi o ci rimani talmente in mutande che torni a vivere co tu madre. Per tutte le riprese in cui si vedere l’acqua (e so tante) la produzione (di cui lui a capo) decide di acquistare solo 16 milioni di metri quadri di costa, vicino al Messico, così per non sapè ne legge ne scrive. Oltretutto quel megalomane allestisce in mezzo all’acqua una cisterna esagonale per le riprese più di nicchia contenente 76 milioni di litri d’acqua.

 

Per avere un’idea dei soldi spesi basti pensare che il capo consulente idrico del Titanic (perché ce ne erano 3) ha preso per meno di un anno di riprese uno stipendio pari a quello che una famiglia media raggiunge in una vita intera di lavoro. Il terzo consulente idrico sta ancora a Bali a grattasse le palle e a ballare la Hula. Vengono spesi 285 milioni di dollari, cifra assurda per i tempi, ma anche oggi, per le riprese, la promozione e la distribuzione. Quello che succede dopo è storia. Il Titanic sfonda. Incassa quasi dieci volte tanto la spesa. Tutti parlano di lui. Vince 11 premi oscar. Tiè. Rivalsa, vittoria. Un grande pa pa pero di Cameron. Succede la stesa cosa con Avatar. Soldi a palate. Entrambi film di successo mondiale sono corollati, oltretutto, da cineprese innovative e metodi registici all’avanguardia. Giusto per far intenderci: abbiamo tutti quanti assistito all’enorme auto masturbazione tecnica di un regista che aveva preso una cantonata con Piraña Paura del 1981. E vai così.

 

Ora, immaginatevi James Cameron seduto in panciolle, davanti al caminetto fumando la sua pipa dorata. E' il 2009. Ha fatto tutto quello che ha sempre voluto fare. è soddisfatto. Felice. O così si potrebbe pensare. E invece no. Ha ancora quella sensazione sotto al culo, deve fare qualcosa, non ci riesce a stare fermo. Giammai. “Che cazzo ci faccio co tutti sti soldi?” pensò il miliardario annoiato.

 

La fossa delle Marianne è la più profonda depressione oceanica del mondo. Immaginatevi una fossa in mezzo all’oceano lunga due km e mezzo ma profonda 11 km. L’Everest alto 8848 metri a testa in giù non basterebbe per toccare il fondale più profondo della terra. Anzi servirebbero altri 2146 metri per arrivare al fondo.

 

La fossa delle Marianne è studiata da tutti i biologi e geologi del mondo per le sue proprietà. Non solo ha un vulcano che secerne fango melmoso sulfureo sotterraneo che fa alzare le temperature dell’acqua fino a quasi 150 gradi centigradi ma possiede un fragile ed equilibrato ecosistema capace di sopravvivere senza la luce solare.

 

Oltretutto le specie che abitano i fondali, quali muschi licheni e crostacei sono talmente tanti diversi e variegati da essere pari a 1\5 delle specie sottomarine terrestri totali. Le specie viventi lì sotto non hanno pigmentazione, sono trasparenti ed alcune sono riuscite a evolversi al punto da riuscire a produrre luce propria, esageratamente simile all’elettricità (come ad esempio il Cryptopsaras couesii, quel pesce con i denti aguzzi che ha una sorta di lampadina davanti agli occhi, vedi alla ricerca di Nemo). Essendo però l’intera fossa ubicata in un posto a dir poco scomodo non è mai stato facile raggiungerla e studiarla.

 

Almeno dieci esploratori sono morti schiacciati dal peso della pressione o bolliti per le alte temperature. Così come le sonde sono state danneggiate o i robot non hanno resistito alla mole d’acqua sovrastante.

 

Solo due esploratori fino al 2012 sono arrivati a toccare il fondale e sono riusciti a raccogliere qualche campione.

 

Solo una persona è riuscita a toccare il fondale in solitaria e questa persona è James Cameron. Il 26 marzo 2012. Per fare ciò James Cameron ha scomodato la Nasa investendo personalmente 400 milioni di euro per inventare una capsula capace di portarlo a toccare il fondo.

 

È sceso, ha toccato il fondo ed è risalito raccogliendo campioni che sono stati spediti nelle migliori università del mondo per studiare tutt’oggi il fenomeno della fossa delle Marianne. Ovviamente la sua impresa è tutta video documentata da lui stesso.

 

Quindi quello stronzetto, non solo detiene il record (doppio) di film con maggior incasso della storia del cinema, non solo è stato l’unico a toccare il fondale più profondo della terra in solitaria, entrando nella storia anche per questo, ma ha personalmente e fisicamente contribuito allo studio di un ecosistema capace di sopravvivere senza luce solare, condizione per noi abitanti del pianeta terra, assolutamente impensabile.  

Domande conseguenti alla storia narrata:


- Come cazzo fa un pesce a essere elettrico dentro l’acqua?
- (Non del tutto inerente). Avete mai fatto caso che Leonardo di Caprio, post Titanic, in ogni film ha una scena in cui si fracica? Sarà una cosa di contratto o casuale?
- Che telefonata c’è stata tra la Nasa e Cameron prima che il progetto della Fossa della Marianne partisse?
“oh so io, quello de Titanic. Fateme na capsula pe scenne là giù”. Quante volte la Nasa avrà riagganciato? Quante volte gli avranno detto “la smetta di fare questi scherzi?”.
- Quanti consulenti finanziari ha James Cameron? Nessuno che gli abbia detto “bhe dai 400 milioni di tasca tua me sembrano eccessivi”? Accanna sto progetto, vattene in vacanza?
- La fossa delle Marianne è così studiata perché si pensa ad un albore primordiale o a un futuro in cui il sole esploderà? Un secondo Big Bang? E se così fosse, zitto zitto, co Avatar non sarà che Jamsy ci abbia voluto dire qualcosa? Che lui sa qualcosa che noi non sappiamo?

Queste risposte, forse non arriveranno mai.

 

Storie da sfornare a buffo

 

Nessuno crede alla casualità. Plasmati da una mente più scientifica che spirituale diamo sempre una spiegazione a tutto quello che accade, o quantomeno la cerchiamo con affermazioni del tipo “non è possibile” “ci deve essere una ragione” non rassegandoci ad un semplice “a volte accade”.

 

Essendo sempre state persone nella media, in tutte le sfere della nostra vita, non siamo mai stati in positivo quell’uno su milione né di conseguenza crediamo di poter essere quell’uno su milione in negativo.

 

Quindi, probabilmente come non siamo mai stati quelli che sbancavano al lotto o si sposavano un milionario conosciuto sull’8 indossando il pigiama, non saremo di conseguenza quelli che moriranno sotto il colpo in testa di un uccello morto caduto dal cielo, o anche in un incidente aereo, o addirittura di unghia incarnita necrotizzante.

 

Ed è proprio in questo ragionamento né scientifico né spirituale bensì più pressappochista che si nasconde l’errore. Se vi è una probabilità, vi è anche una possibilità. Di conseguenza, tutto quello che è singolarmente o collettivamente probabile è anche possibile.

 

Qui di seguito verranno raccontate storie realmente successe a persone o a gruppi di persone, improbabili, oseremo dire, quasi impossibili.

 

Lo stile sarà schietto sincero quasi didascalico, a tratti dissacrante. Al limite del cinico, ma non per licenza poetica semplicemente per enfatizzare lo sconcerto, il “ma non ci credo”o il più gergale “ma che cazzo stai a dì?”.

 

La curiosità, in definitiva, non è altro che fame di storie, attesa di risposte.

 

E queste sono storie curiose, male che va da sfornare in un momento di silenzio durante una conversazione fiacca.

 

Le storie di seguito scritte non sono frutto della nostra fantasia, ma realmente esistite, talmente assurde che la nostra stessa fantasia sarebbe ben lieta di esserne la genitrice.

 

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload