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Bancarella Netflix - Conversazioni con un killer: Il caso Bundy, di Joe Berlinger

February 20, 2019

 

Due parole sul perché Conversazioni con un killer: Il caso Bundy:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poco più di un mese fa è uscito il trailer di un nuovo film con Zac Efron. Questa volta la star dal volto maliziosamente americano non interpreta un belloccio in partenza per lo spring break, bensì uno dei serial killer più famosi della storia, il famigerato Theodore Robert Bundy. Il film, presto sugli schermi, porta il titolo di Extremely Wicked, Shockingly Evil and Vile ed è diretto da Joe Berlinger, nei panni di produttore esecutivo e regista anche in questo documentario Netflix che vi consigliamo col cuore. I motivi sono molteplici e non si limitano semplicemente a stuzzicare la curiosa morbosità che visioni di questo tipo, per qualche motivo oscuro, solleticano in noi. Non ci è dato predire il futuro, ma forse Zac Efron non è una scelta così folle per interpretare Bundy.

Ted infatti è conosciuto come il serial killer gentiluomo, il ragazzo dal bel volto pulito, il vicino della porta accanto con cui scambi due chiacchiere quando gli vai a chiedere lo zucchero. Lo stesso con cui sorseggi una birra ghiacciata mentre costolette di maiale abbrustoliscono sul fuoco durante un bel barbecue estivo. In qualche universo parallelo Ted sarebbe potuto diventare una bravo americano medio. Esisteva in lui una parte “buona” che ha lottato per soffocare l'altra, quella che venne definita dei media, demoniaca. Ted si fidanza, va all'università, partecipa agli incontri in chiesa. Ma periodicamente qualcosa in lui prende il sopravvento, una animale che chiede di essere dissetato e nutrito. Eccolo il demoniaco, il male incarnato. Una ragazza che miracolosamente riesce a scappare ci descrive come gli occhi del serial killer “diventarono tutti completamene neri” mentre quest'ultimo provava con furia ceca a levarle la vita.

 

Una delle tante domande che affiorano nella nostra mente mentre vediamo Il caso Bundy è la seguente: questo animale demoniaco soggiace silenzioso in tutti noi? Probabilmente sì, ma è per qualcosa che mancava in Ted che questo mostro silente prese il sopravvento in lui e non lo prende in noi. Siamo in un periodo in cui l'FBI capisce che la figura del serial killer va studiata a fondo: bisogna cercare di delineare punti e caratteristiche, di costituire mappe mentali così da muoversi con più agilità, per non vagare nel buio insensato della follia di questi individui. Il concetto di empatia ritorna continuamente, questa splendida caratteristica umana imprescindibile. Senza l'empatia è facile finire come Ted. O come Jeffrey Dahmer per dirne un altro, “Il mostro di Milwaukee”, che racconta a una giornalista che in fondo le sue vittime non gli apparivano poi così diverse da un soprammobile.

 

Come  Wild Wild Country non si limitava semplicemente al caso trattato, così anche questi 4 episodi su Bundy hanno il merito di farci riflettere oltre le immagini. Il caso Bundy ci mostra un'America che stava cambiando, e nell'ultima agghiacciante puntata Burn Bundy Burn, ci suggerisce spinose questioni. La gente accalcata fuori dalla prigione a festeggiare l'esecuzione, è in fondo così diversa da Ted Bundy? Dove segnare la linea di confine che rende quei “bravi” cittadini americani lì fuori, così diversi dal Ted Bundy dentro che consuma l'ultimo pasto? Non sono anche loro, i rappresentanti della giusta società, assetati di morte? 

Il documentario Netflix, basato sul ciclo di interviste che  Stephen G. Michaud insieme al suo collega Hugh Aynesworth fecero a Ted Bundy, è stato subito criticato in America perché molti fruitori hanno iniziato a idolatrare Ted. Inutile dire che, come spesso accade, le cose sono state prese dal verso sbagliato. Nella stanzetta dove assistiamo con angoscia alle gesta di Bundy, un'aria strana ci avvolge come se quell'orribile uomo fosse lì con noi. Allo stesso tempo riflettiamo su questioni più ampie, non assolviamo Ted, ma riusciamo a guardare ai fatti da diverse e interessanti angolazioni.

 

Ma soprattutto ancora una volta, mentre assistiamo a rocambolesche fughe dalla prigione e a straordinari processi, ci ritroviamo nuovamente increduli e affascinati di fronte a questa America che dall'alba dei suoi film western si è sempre raccontata col cinema tanto da sembrare generata dal cinema stesso.

 

 

Per chi lo desidera, il trailer:

 

 

 

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