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Gaio Giulio Cesare il trasteverino

March 1, 2019

Non giurerei su quanto recitato in una canzonetta in voga a Roma tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del secolo scorso, che definiva “arubbacori” i monticiani (e le più belle le trasteverine).

 

Di una cosa invece sono sicuro, perché testimone e attivo protagonista era mio padre: i giovanotti del rione Monti non erano dei grandi strateghi dell’arte militare, non certo degni del loro più celebre antenato Gaio Giulio Cesare, nato e abitante nell’antica Suburra.

 

Cesare, come racconta egli stesso nel De bello Gallico, deve molto delle sue vittoriose battaglie alla scelta dell’ubicazione e della conformazione del territorio in cui sostenere gli scontri. E veniamo così alle gesta dei giorni nostri, anzi, dell’altro ieri.

 

I monticiani, offesi dalle continue e vittoriose scorrerie amatorie dei giovani trasteverini nel loro quartiere, organizzavano delle spedizioni punitive oltre Tevere e concentravano il campo di battaglia salendo da via Garibaldi e da via Goffredo Mameli; i trasteverini li aspettavano in alto, verso il Fontanone del Gianicolo e San Pietro in Montorio, armati di fionde, e li accoglievano con nutrite sassaiole che li provocavano dolorose e sanguinolente “ficozze” in testa e li costringevano alla fuga.

 

Si concludevano così le crociate degli eredi di Cesare, con ritirate non certo onorevoli, modesto spargimento di sangue, vistosa vergogna, ma soprattutto con smisurato accrescimento di spocchia dei nostri predecessori (e Dio sa se ce n’era bisogno!).

 

Abbiamo detto di Giulio Cesare monticiano; egli però, nobile di antico lignaggio, univa alle doti di grande stratega, di lungimirante politico e di capace statista, una raffinata cultura e uno spiccato senso estetico. Amava vivere nel lusso e nella raffinatezza.

 

Dopo la vittoria di Farsalo, tornato a Roma, volle costruirsi una sontuosa villa oltre Tevere, a Trastevere, dove, nel corso della loro permanenza a Roma, vi ospitò la regina Cleopatra e il loro figlio Cesarione.

 

Finora, anziché adoperarsi per portare alla luce i resti del patrimonio storico e artistico della villa, gli amministratori statali e comunali hanno autorizzato la costruzione di un albergo a diciotto stelle! Per motivi diversi tale gloriosa impresa difficilmente vedrà la luce.

 

Il Ventriloco negli scorsi mesi interveniva per impedire tale scempio. È ora tempo per invertire la rotta e realizzare così in quel luogo iniziative degne del nostro rione, della nostra storia e di Gaio Giulio Cesare trasteverino!

 

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