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Storie da sfornare a buffo | Steve Irwin, il cacciatore di coccodrilli morto per una razza

March 9, 2019

Steve Irwin, il cacciatore di coccodrilli morto per una razza

Questa è la storia di Steve Irwin, detto Crocodile Hunter, conosciuto al mondo televisivo mondiale per essere stato quello che metteva la testa nelle fauci dei coccodrilli per poi esser ucciso da una razza.

 

Nato nel 1962 in Australia il piccolo Steve aveva come genitori due commercianti di rettili. Quando andava a trovare mamma e papà in ufficio invece dei pennarelli e dei fogli bianchi a lui mettevano in mano i serpenti “dai mettite qua e non rompe i coglioni che mamma e papà devono lavorare”.

 

Il padre, oltretutto, andava lui stesso a caccia di rettili che poi avrebbe venduto. Il piccolo Steve infatti, cattura il suo primo coccodrillo alla veneranda età di 9 anni, sotto, sia chiaro, supervisione del padre.

 

Intorno ai 25 anni manda in pensione mamma e babbo e si mette a capo del loro rettilario tramutandolo in un vero e proprio zoo di rettili. A quei tempi di coccodrilli ne aveva già catturati ed uccisi più di 100.

 

Aveva giocato a cricket professionalmente. Si, il cricket, quello sport co le mazze e la palla strano, quello che piace ai britannici e colonie, quello tipo polo ma senza cavalli. Era inoltre cintura nera di Gaidojutsu un’arte marziale in cui ci si pista un botto.

 

Insomma, era un ragazzotto australiano super piazzato biondo con la faccia un po’ da fagiano sempre un po’ sornione, che, immagino, a metà degli anni 80 faceva breccia nel cuore delle ragazze in cerca del tipo avventuroso. Pure un po’ matto, perché comunque, ripetiamolo, catturava coccodrilli a mani nude.

 

Durante un tour nel suo zoo, perché spesso e volentieri era lui stesso che portava in giro i turisti, vanaglorioso, raccontandogli come e dove aveva catturato Billy o Jimmy, coccodrilli di 4 metri, conosce e si innamora perdutamente di Terri, donna americana che poi sposerà e che diventerà a tutti gli effetti suo braccio destro lavorativamente parlando. 

 

Terri, mica scema, lo convince a portarsi dietro un cameraman durante le sue sedute di caccia; ed è così che spopola a livello mondiale “the crocodile Hunter” serie televisiva della durata di 6 stagioni in cui lui, il belloccio sallucchione australiano, spiega per filo e per segno come catturare un coccodrillo vivo. Tipo video ricetta, ma con i coccodrilli.

 

Fanno il botto, vengono invitati in tutti i talk show del mondo, si spingono sempre oltre, un coccodrillo, due coccodrilli, cuccioli di coccodrillo e madre di coccodrilli tutti insieme. La sua gloria lo porta persino a guadagnarsi una stella sulla Walk of fame.

 

Detiene tutt’oggi il record imbattuto di cacciatore di coccodrilli con quota 372. Si spinge ancora più oltre, va alla ricerca di serpenti velenosissimi, li prende in mano, li bacia, si addentra nelle foreste più impervie, abbraccia leoni allo stato brado, uscendo dal suo campo. La sua avventatezza crea scalpore, stupore: tutti lo guardano pensando “sto matto”.

 

Nel frattempo fa due figli insieme a Terri, uno dei quali finisce in prima pagina insieme al padre. Durante un’intervista Steve aveva in braccio il figlio Bob di solo un mese, con l’altra mano imbocca un coccodrillo di 4 metri e 30 cm che spalanca le fauci a pochi centimetri dal figlio pargoletto.

 

Questo video dei primi del 2000 fa il giro del mondo, suscitando in Australia lo stesso scalpore che fece in America il video di Michael Jackson che espone il figlio in fasce ai media facendolo sporgere dal balcone. Si perché Michael Jackson scopava. Pare.

 

Quindi oltre ad avere sul collo gli animalisti, giustamente incazzati con lui e la moglie, si fa mettere alle calcagna anche i servizi sociali, preoccupati per le sorti di questo pupo.

 

Gli animalisti, infatti, gli fanno causa, e non per aver ammazzato quasi 400 coccodrilli, ma perché durante le riprese di un documentario sull’oceano, (Steve Irwin voleva anche addentrarsi nei mari) pare abbia molestato delle foche, leoni marini e pinguini.

 

Su questo tipo di molestie la stampa tace. Non si è ben capito se gli abbia messo solo le mani sul culo, o se siano state vere e proprie molestie sessuali, o se semplicemente gli abbia un po’ sbeffeggiati.

 

Fatto sta che queste “molestie”, talmente erano gravi, che gli animalisti fecero interrompere le riprese e intentarono causa a Steve. La causa, durata quasi due anni, venne infine vinta dalla famiglia Irwin che potè così continuare le riprese.

 

Questa vittoria però indirettamente lo portò alla morte perché fu proprio allora che negli abissi sfiorò la sabbia con la pancia. Sotto la sabbia c’era una razza che sfoderò l’aculeo di 40 centimetri conficcandoglielo vicino al cuore.

 

Il cameraman testimoniò che fu lo stesso Steve Irwin ad estrarsi l’aculeo dal petto prima di perdere i sensi. I soccorsi furono vani, arrivati in superficie Irwin era già morto.  L’Australia perse così il suo terzo eroe nazionale, in fama preceduto solo da Mel Gibson e Russel Crowe.

 

Se Steve Irwin avesse avuto un avvocato più scarso o più semplicemente avesse effettivamente penetrato dei mammiferi pinnipedi probabilmente sarebbe ancora vivo e lo avremmo visto fare cose ancor più sorprendenti di catturare 372 coccodrilli a mai nude.

 

La stampa, quella becera, si accanì contro il suo stile di vita, sentenziando sulla sua avventatezza. In poche parole dissero, come si dice in Abruzzo “daje daje daje le cipolle diventa aje”.

 

Storie da sfornare a buffo

Nessuno crede alla casualità. Plasmati da una mente più scientifica che spirituale diamo sempre una spiegazione a tutto quello che accade, o quantomeno la cerchiamo con affermazioni del tipo “non è possibile” “ci deve essere una ragione” non rassegandoci ad un semplice “a volte accade”.

 

Essendo sempre state persone nella media, in tutte le sfere della nostra vita, non siamo mai stati in positivo quell’uno su milione né di conseguenza crediamo di poter essere quell’uno su milione in negativo.

 

Quindi, probabilmente come non siamo mai stati quelli che sbancavano al lotto o si sposavano un milionario conosciuto sull’8 indossando il pigiama, non saremo di conseguenza quelli che moriranno sotto il colpo in testa di un uccello morto caduto dal cielo, o anche in un incidente aereo, o addirittura di unghia incarnita necrotizzante.

 

Ed è proprio in questo ragionamento né scientifico né spirituale bensì più pressappochista che si nasconde l’errore. Se vi è una probabilità, vi è anche una possibilità. Di conseguenza, tutto quello che è singolarmente o collettivamente probabile è anche possibile.

 

Qui di seguito verranno raccontate storie realmente successe a persone o a gruppi di persone, improbabili, oseremo dire, quasi impossibili.

 

Lo stile sarà schietto sincero quasi didascalico, a tratti dissacrante. Al limite del cinico, ma non per licenza poetica semplicemente per enfatizzare lo sconcerto, il “ma non ci credo”o il più gergale “ma che cazzo stai a dì?”.

 

La curiosità, in definitiva, non è altro che fame di storie, attesa di risposte.

 

E queste sono storie curiose, male che va da sfornare in un momento di silenzio durante una conversazione fiacca.

 

Le storie di seguito scritte non sono frutto della nostra fantasia, ma realmente esistite, talmente assurde che la nostra stessa fantasia sarebbe ben lieta di esserne la genitrice.

 

Illustrazione di Federico Russo

 

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