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Cinema, anche l'Intrastevere rischia la chiusura

March 29, 2019

Un altro cinema di Trastevere potrebbe presto chiudere i battenti. Dopo l'Alcazar e il Reale, solo per citare i casi più recenti, adesso potrebbe toccare anche all'Intrastevere.

 

Il motivo risiederebbe nel contratto d'affitto dei locali di vicolo Moroni 3, stipulato tra la parrocchia di Santa Dorotea, concessionaria dello stabile, e la società cinematografica che gestisce la sala.

 

Per capire cosa stia succedendo bisogna fare un salto all'indietro sino al 1960, quando l'allora sindaco di Roma, Urbano Ciocchetti, firmò il contratto per la cessione di alcuni locali del rione alla parrocchia. In cambio, quest'ultima si impegnava a versare al Comune un affitto di 68mila lire annue.

 

Negli anni '90, la parrocchia firma a sua volta un contratto di affitto con la società Intrastevere, amministrata da Mario Fiorito, proprietario della Emme Cinematografica, che realizza nello stabile il cinema.

 

Questo contratto di affitto è stato riportato nel 2011, con il prezzo della locazione che viene fissato a 68mila euro annui, versati dall'Intrastevere alla parrocchia.

 

Tra le condizioni poste dai religiosi vi è quella che le pellicole trasmesse nel cinema "non possano offendere il decoro, il buon senso e non siano in contratto con lo spirito religioso e cristiano della parrocchia medesima".

 

Ma perché adesso l'Intrastevere rischia la chiusura? Secondo quanto riporta Il Messagero, scavando tra le carte è emersa l'esistenza di una clausola, inserita nel contratto del '60 tra Comune e parrocchia, che stabilisce il "divieto assoluto al concessionario di subconcedere l’immobile, sia parzialmente che totalmente e a qualsiasi titolo".

 

In più, da una visura effettuata sull'immobile, verrebbe fuori che i locali risultano messi a catasto esclusivamente come magazzini, quindi incompatibili con la concessione della licenza di pubblico spettacolo cinematografico.

 

Con queste motivazioni, nel 2015, il Dipartimento Patrimonio di Roma Capitale ha chiesto alla parrocchia di Santa Dorotea la restituzione dello stabile.

 

Nel documento dello stesso dipartimento si legge che i locali "erano stati parzialmente sublocati, a scopo di lucro, a terzi, in violazione dei provvedimenti deliberativi succedutisi nel tempo, che ponevano esplicito divieto di subconcessione, parziale o totale". 

 

La parrocchia ha risposto richiamandosi ad una sentenza del 2015, che il Comune però ritiene non applicabile nel caso concreto, "non trattandosi di locali destinati dalla parrocchia all’esercizio pastorale, bensì sublocati ai fini commerciali".

 

Tramite un accesso agli atti da parte di un residente dell’associazione “Campo Marzio", è risultato che "non esistono rapporti di concessione tra Roma Capitale e la società Intrastevere".

 

E proprio un membro dell'associazione, Roberto Tomassi, ha dichiarato: "Questa vicenda è gravissima e non capiamo perché il Campidoglio non si muova: chiediamo il ripristino della legalità e che venga subito fatto un bando per la concessione dei locali dando proseguimento all’attività cinematografica".

 

Sì, perché va bene il rispetto delle leggi e dei contratti, soprattutto quando di mezzo c'è un bene pubblico, ma non si può nemmeno rischiare che Trastevere perda un'altra sala che, se non dovesse essere messa in regola, diventerebbe probabilmente un magazzino vuoto posto tra un minimarket e una pizzeria.

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