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Antica stazione: un'occasione da non perdere

May 12, 2019

All’alba del 20 marzo scorso sono scattate le manette per il presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito. È accusato, insieme ad altri, di far parte di un oliato sistema di corruzione e di influenze illecite volto a realizzare progetti edilizi e immobiliari a Roma. Tra questi, quello che ci interessa più da vicino, per ovvie ragioni, è la costruzione del resort a 5 stelle al posto dell’ex stazione Trastevere, di cui ci eravamo occupati già nell’inverno 2018. Da quanto emerso fin ora dagli atti dell’inchiesta “Congiunzione astrale”, attraverso l’intermediazione dell’avvocato Mezzacapo, il politico pentastellato avrebbe ricevuto e si sarebbe fatto promettere ingenti somme di denaro per intervenire nell’iter amministrativo, favorendo il rilascio del permesso per costruire l’edificio che avrebbe dovuto ospitare l’hotel. A pagare, sotto forma di corrispettivo di incarico professionale allo studio legale di Mezzacapo, sarebbe stato, attraverso un suo architetto, l’immobiliarista Giuseppe Statuto, finito ai domiciliari lo scorso dicembre per bancarotta fraudolenta e dal 2005 proprietario dello spazio che ospita l’antico scalo ferroviario. Senza voler fare inutile e, dal nostro punto di vista, inopportuna polemica politica (qua il più pulito c’ha la rogna) e fermo restando (per chi scrive, ma anche per la nostra Costituzione) che nessuno può essere considerato colpevole fino al pronunciamento di una sentenza definitiva, non possiamo evitare di fare alcune considerazioni su questa vicenda che ci riguarda strettamente.
Quando abbiamo iniziato ad indagare sul futuro dell’area, rimanemmo parecchio sorpresi nel sentire direttamente da una portavoce del Gruppo Statuto che il progetto era stato già ampiamente condiviso e presentava tutti i requisiti necessari alla sua approvazione definitiva, compresi quelli architettonici. Da quanto ci disse, le lungaggini e i ritardi nell’avvio dei lavori erano dovuti semplicemente a vicissitudini interne all’amministrazione comunale, aggiungendo che su questo aspetto il gruppo non poteva intervenire in alcun modo. A quanto pare, almeno secondo l’ipotesi formulata dalla Procura, l’intervento ci sarebbe stato e sarebbe stato diretto ai vertici del Campidoglio. Anche perché, a quei tempi, i dirigenti del XII Municipio, competente per territorio, ci avevano assicurato di non sapere nulla del progetto e che anche la Conferenza dei Servizi, fissata al 30 giugno 2017 e necessaria all’approvazione definitiva, non si era mai tenuta. Per non parlare di un probabile vincolo architettonico sulla struttura, perfetto esempio di stile liberty, e di uno archeologico per la presenza dell’antico cimitero ebraico, posto proprio sotto quell’area. Il progetto, però, sembra essere andato avanti lo stesso: la trattativa sotto traccia tra l’amministrazione e il gruppo impegnava quest’ultimo a mantenere il corpo originale della stazione per preservarne lo stile, rimandando incredibilmente la verifica di un eventuale interesse archeologico al momento dell’apertura dei cantieri. Adesso, grazie al lavoro dei magistrati, il quadro sembra essere più chiaro, ma la preoccupazione nostra e degli abitanti di quel quadrante di Trastevere rimane. Se da una parte non nascondiamo di essere sollevati nel vedere tramontare un progetto che da subito ci è sembrato assurdo, dall’altra non vogliamo che si perda un’occasione come questa per riqualificare, sul serio, quell’area. Non sta a noi dire come e cosa fare. Quel che è certo è che a Trastevere mancano, per dirne giusto un paio, una biblioteca pubblica e un vero polo di aggregazione sociale e culturale. Chi è stato eletto dai cittadini con la promessa di agire esclusivamente nei loro interessi sa, o dovrebbe sapere, che gli strumenti per muoversi in questo senso, seppur coraggiosi, ci sono. Sarebbe il modo migliore per dare una risposta seria a ciò che abbiamo visto e stiamo continuando a vedere. Forse l’unico per restituire una speranza ai romani. Dal canto nostro, continueremo a seguire le vicende legate alla nostra vecchia stazione, sperando e, nel nostro piccolo, lottando perché possa ospitare in futuro qualcosa di meglio di un albergo a 5 stelle.

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