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Trastevere e L'uomo di paglia di Pietro Germi

July 16, 2019

 

 

 

Sarebbe davvero bello se in questo spazio del Ventriloco online noi tutti ci sforzassimo di ricordare e/o rievocare delle personalità, non necessariamente romane, che nel corso degli anni hanno contribuito a quel continuo processo di sedimentazione storica che è Roma.
Ancor più bello sarebbe allora riuscire a catalizzare certi pensieri, anche disordinati e storiograficamente poco ortodossi, associandoli a dei luoghi chiave della città.
Come quando passi a via Margutta, guardi quel bel fico che da decenni sopravvive alle intemperie ed automaticamente ti viene da pensare a Fellini. Lo immagini solitario nella notte, avvolto nell’immancabile sciarpa rossa. Molto più facile trovarlo a bere acqua alla Fontana degli Artisti che immortalarlo ancora alle prese col set de La dolce vita, in quel rione Trevi un tempo così silenzioso dopo l’imbrunire ed oggi invaso dalle gelaterie aperte a tutte le ore.

Insomma, il gioco sarebbe un po’ questo: “di’ un luogo, vediamo quale cineasta ti viene in mente”. Oppure al contrario: “quali posti mi citeresti se ti dicessi…?”.

Fellini, che dopo essersi rinfrescato se n’è tornato quatto quatto a casa, prima di salutare ci suggerisce un nome. Lui lo chiamava “il Grande Falegname” ma ai più è noto come Pietro Germi.

Del suo cinema ritornano prepotenti le immagini di Divorzio all’italiana, con un baffuto Mastroianni ancora alle prese coi delitti d’onore; ma anche di una provincia italiana tutta uguale nella sua ipocrisia dal Veneto di Signore & Signori alla Sicilia di Sedotta e abbandonata.

 

 

 

Ma prima di arrivare a dirigere quei lavori, che negli anni si dimostrarono fondamentali per l’evoluzione del fenomeno commedia all’italiana, Germi aveva realizzato dei film più personali.
Nel periodo in cui egli stesso decideva di vestire i panni di protagonista delle sue storie, il regista romano iniziava a proporre agli spettatori un’idea di uomo leggermente più complessa rispetto agli stereotipi di maschio alfa postbellico.

I lavori in questione erano Il ferroviere, scritto nel 1956 assieme ad Alfredo Giannetti e Luciano Vincenzoni, Un maledetto imbroglio - trasposizione del romanzo omonimo di Gadda - e soprattutto L’uomo di paglia.

 

 

Giunti a questo punto si potrebbe allora riformulare una domanda: quali angoli di Trastevere vi ricordano Pietro Germi?
Sarebbe lecito rispondere “nessuno”. Se infatti in Un maledetto imbroglio la fontana di piazza Farnese è uno dei monumenti più riconoscibili del film (forse anche il più noto e, per certi versi, celebrato), meno semplice diventa l’esercizio di scovare ambienti trasteverini in tutta la filmografia del regista.

Nel caso in cui doveste decidere di riguardare L’uomo di paglia sarebbe però impossibile passare per via Garibaldi senza pensare alla romantica passeggiata fatta dai due protagonisti interpretati da Franca Bettoja e dallo stesso Germi.

 

L’impatto è talmente forte che in molte versioni straniere la locandina della pellicola vede ritratti i due proprio mentre camminano su quei sampietrini alle prime luci dell’alba.

Ne L’uomo di paglia le location romane sono molte: il Pigneto, Ponte Milvio, il Lungotevere Diaz.
Ma, nel momento in cui la macchina da presa decide di inquadrare le zone attorno a Via della Scala, nello spettatore sorge un sentimento di inaspettata sospensione, di improvvisa vicinanza.  Quasi che il film non sia invecchiato mai e che quei cunicoli del rione conservino ancora tutto il segreto di una certa romanità.
Se in una di queste notti estive vi dovesse capitare di passare da quelle parti quando le saracinesche dei pub sono già tutte tirate giù e persino i più temerari hanno deciso di andarsene a dormire, fateci caso. Quella lieve salita alberata in Via Garibaldi conserva ancora tutta l’autenticità raccontata da Pietro Germi.
E se sarete fortunati, da qualche parte, ritroverete persino Fellini, spintosi fino all’altra sponda del Tevere per bere un goccetto d’acqua. Che devi fa’… la calura estiva!

 

 

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