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The Circle - da impatto zero a impatto positivo

October 23, 2019

Da impatto zero a impatto positivo

 

 

 

Le nostre generazioni vivono sotto il segno di un consumismo sfrenato. Tutto è consumabile, tutto è producibile. Relazioni, prodotti, vizi, beni di prima necessità. Le persone credono di poter arrivare a tutto, soddisfare ogni bisogno e ancor più ogni desiderio, nel grande come nel piccolo.
La produzione intensiva, di qualsiasi cosa si tratti, è dannosa per il pianeta ed è una violenza enorme nei suoi confronti. Gas serra, riscaldamento globale, distruzione di enormi e variegati ecosistemi naturali.
Virando l’attenzione sul piccolo, sul nostro territorio, la questione non cambia di molto. Almeno non nei principi. A Trastevere, a ogni angolo, si incontra un ristorantino, un’osteria, uno street food. Ce se va a magnà, a Trastevere! È in un certo senso un simbolo del consumismo sfrenato che ci caratterizza, punto di distribuzione h24 di ciò che era un bene di prima necessità e che ora è un vizio, un desiderio: il cibo.
Questo è il panorama catastrofico di fronte al quale le nostre generazioni si trovano. Ora, auspicare movimenti politici di decrescita, movimenti culturali ambientalisti in grado di combattere la potenza del denaro e di tutto un concetto di proprietà, sembra purtroppo difficile. Eppure qualcuno che reagisce c’è. Non solo isolandosi e manifestando, ma anche istallandosi sul sistema attuale, sullo stato di cose, si può tirare fuori qualche buona idea. Che in alcuni casi diventa un’idea geniale.
È il caso di questo gruppo di ragazzi, quattro in tutto, che pochi anni fa ha fondato The Circle Food and Energy Solutions, un’azienda agricola ad impatto zero. O meglio, ad impatto positivo. Fornitori di alcuni ristoranti trasteverini, Valerio Ciotola, Simone Cofini, Thomas Marino e Lorenzo Garreffa, i fondatori, hanno creato un vero e proprio esempio d’impresa, innovativa e tecnologica.
Attraverso il metodo dell’acqua ponica, un ibrido tra scienza agraria e zootecnia, The Circle sostiene un’agricoltura assolutamente nuova ed unica nel suo genere perché non invasiva, ecosostenibile e in grado di offrire prodotti di altissima qualità.

 

 


Dagli ortaggi più comuni alle piante più rare, l’azienda che ha sede a Monteporzio Catone, rifornisce ormai chef stellati e moltissimi ristoranti, servendo a Trastevere locali come Zia Restaurant e Bir&Fud.
Ma come hanno fatto questi quattro ragazzi ad inventare un metodo sostenibile e in grado di garantire, allo stesso tempo, altissimi standard di qualità e quantità dei prodotti? E poi, cos’è l’acqua ponica?
Il procedimento parte da grandi vasche piene di pesci, carpe nello specifico, che producono degli scarti, i quali vengono prelevati ed inviati in dei sistemi di filtraggio biologici, dove una comunità batterica riesce a trasformare gli scarti, dannosi sia per i pesci stessi che per le piante, in principi nutritivi utili ai vegetali. L’acqua in eccesso viene poi recuperata attraverso delle canaline, e resa disponibile per un nuovo ciclo. Da qui il nome di agricoltura circolare. Il risparmio è incredibile: fino al 90% dell’acqua rispetto all’agricoltura tradizionale e senza alcuno sfruttamento del suolo. L’impianto è infatti totalmente verticale. Ogni piantina gode di un indotto di principi nutritivi “privato”, senza doversi affaticare a ricercare l’energia necessaria nel terreno. È proprio questo meccanismo a permettere la riproducibilità di questo modello in un qualsiasi contesto: dalla città alla campagna, ma anche in un deserto.
Così, attraverso lo studio e la passione per la natura, quattro ragazzi, tutti ricercatori under 30, insegnano al mondo che si può lavorare e fare impresa nel pieno rispetto dell’ambiente. Sono stati coraggiosi, si sono autofinanziati in partenza e stanno avendo successo, quello che meritano. E per fortuna, non hanno alcuna intenzione di fermarsi. Ora stanno lavorando a una startup che possa esportare questo tipo di agricoltura verticale sui terrazzi e sulle pareti dei palazzi cittadini. Sarebbe un bel colpo d’occhio vedere Trastevere come un grande orto cittadino produttore di piante ed ortaggi.
Intanto c’è da augurarsi che sempre più ristoratori trasteverini scoprano questa realtà, in nome del rispetto della natura in primis, e della qualità, poi.

 

Per contattare The Circle e per altre informazioni visitate il sito: www.thecircle.global

 

Illustrazione di Francesca Murgia

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