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Il western politico: Requiescant di Carlo Lizzani

November 20, 2019

 

 

C’è stato un periodo in cui il cinema italiano riusciva ad andare oltre il film d’autore e si addentrava in proficua sperimentazioni a partire dai generi.
Erano gli anni ’60 e, oltre ai monoliti che avevano scritto la stagione neorealista - Rossellini, De Sica, De Santis -, si affacciavano sul panorama nazionale ed internazionale giovani autori arrabbiati, supportati da produttori altrettanto lungimiranti e carichi di coraggio.
Al cinema dei padri, allora, si affiancava quello dei figli: Bellocchio, Pasolini, Bertolucci, per non citare Fellini ed Antonioni che, già nel decennio precedente, avevano avuto modo di mettere in campo stili e poetiche ben lontane dalla prassi del periodo.
Il 1959 era stato l’anno del Leone d’Oro ex aequo a Il generale della Rovere di Rossellini e La grande guerra di Mario Monicelli. Era il segno che quel modo di filmare, quell’energia esplosa dopo la fine del fascismo, poteva essere intelligentemente incanalata verso un tipo di cinema più accessibile, di marca popolare.

Così, oltre alla commedia poi denominata “all’italiana” del già citato Monicelli, dei vignettisti del Marc’Aurelio, Risi, Scola e Germi, gli anni del boom si caratterizzarono anche per il guanto di sfida che la cinematografia nostrana decise di lanciare nei confronti di quei generi in cui, fino a quel momento, erano stati altri a farla da padrone.
L’horror, che fino a quel momento era sinonimo di Hammer Film, a cavallo tra i Cinquanta ed i Sessanta veniva riscritto dal trio Freda-Bava-Fulci (e poi, nel decennio successivo, da Argento). Il western invece, come noto, conosceva la sua rivoluzione a partire dalla Trilogia del Dollaro di Sergio Leone (1964-1966).
Pareva talmente forte l’affronto che non era raro imbattersi in lavori firmati poi sotto pseudonimo: Riccardo Freda diventava allora “Robert Hampton” (Caltiki il mostro immortale, 1959), Leone era invece Bob Robertson, in onore del padre Roberto Roberti, anch’egli regista ai tempi del muto.
C’era però un filo diretto che collegava quelle filmografie, apparentemente d’evasione, ai lungometraggi definiti d’autore, ed era la capacità di veicolare comunque, tra le righe, dei messaggi politici nemmeno troppo velati.
Si pensi a La ragazza con la pistola di Monicelli o a C’era una volta il West di Leone, entrambi emblema dell’emancipazione femminile ed entrambi prodotti proprio nel mezzo della caldissima stagione sessantottina.
Che la politica si potesse travestire da genere lo dimostrava anche un altro film uscito in quegli anni, Requiescant (1967) di Carlo Lizzani (disponibile in streaming su Amazon Prime Video = https://www.primevideo.com/detail/0TVO5O8O21Q9HDPY92QZ5YRLPH/ref=atv_hm_hom_c_8pZiqd_2_1).

 

 

Protagonisti di quel lavoro erano infatti Lou Castel (divenuto celebre per I pugni in tasca di Bellocchio) ed un habitué del cinema di genere come Mark Damon (I vivi e i morti di Roger Corman, I tre volti della paura di Bava, Il giorno più corto di Corbucci). Ma il motivo principale per cui è noto il film è Pier Paolo Pasolini nelle vesti di Don Juan, una presenza spirituale importante per una storia che, tra speroni e Colt fumanti, non fa che toccare temi molto sentiti in quel periodo come il Terzomondismo e la rivoluzione proletaria.

Nota a margine dedicata alle location. Come buona parte degli spaghetti western degli anni ’60, anche i deserti e le casupole dai motivi ispanici di Requiescant sono tutt’altro che una riproduzione fedele dei paesaggi messicani.
In particolare, la Villa che spesso viene inquadrata in vari momenti del film, altro non è che Villa Mussolini a Settebagni, struttura un tempo utilizzata dal dittatore per le sue galoppate a cavallo e che, negli anni successivi, verrà sovente riciclata come scenario di numerose pellicole (solo nel ’67 venne utilizzata per I barbieri di Sicilia, Il tempo degli avvoltoiDue Rrringos nel TexasDio li crea... io li ammazzo, Se sei vivo sparaI giorni della violenzaVado... l’ammazzo e torno).
Se nemmeno i film di genere erano davvero tali, figuriamoci le location…

 

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