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Destormizzatore

December 4, 2019

Da bambina avevo due soprannomi. Uno era tru tru tru perché tartagliavo l’altro era tormentino perché ero una rompicoglioni. La mia fase dei “perché? Perché? Perché?” durò più della media: ci mettevo più tempo di una bambina normale a fare domande ed anche perché ad ogni risposta mi veniva in mente un’altra domanda e così a seguire. Non ero mai pienamente appagata delle risposte degli adulti, le trovavo senza fantasia. La logopedista insegnò alle persone intorno a me ad aspettare la fine di una mia domanda, senza darmi suggerimenti o aiutarmi nel finire la frase. Questo creò in tutti loro una sorta di annichilimento verso la mia parlata, incessante e trotterellante.  L’annichilimento si tramutò in noia ed infine in ignoranza verso le mie domande, così da brava balbuziente incompresa, curiosa, e cacacazzi imparai a starmene zitta senza però smettere di pormi domande stupide a cui davo risposte tutte mie, altrettanto stupide per lo più.
Col tempo ho smesso di balbettare, mai del tutto sia chiaro, e ormai ero troppo grande per fare quelle domande che di solito si fanno in tenera età, e abbracciando l’adolescenza che ha già di per se un gran numero di problemi decisi di non esternarle mai più.
Ma loro, le domande, sono dei tarli perniciosi che col tempo hanno causato insonnia, stati d’ansia e una quantità di tempo sprecato che in questa vita non vedrò mai più. La curiosità verso le cose futili continua ad accompagnare il mio tempo libero, senza però avermi reso né filosofa né particolarmente dotta o acuta.
Gli aerei hanno i clacson? Perché alle statue cade sempre il pisello? Perché la gente si scaccola in macchina pensando di non essere visto e schifano chi lo fa apertamente? E perché dopo esserci soffiati il naso sentiamo l’urgenza irrefrenabile di guardare cosa abbiamo espulso?
Ma ci sta una cosa in particolare che mi leva il sonno, un macro argomento che racchiude la fisica , la matematica, il sociale, il decoro urbano: GLI STORMI SUL LUNGOTEVERE.
Fisici e matematici hanno osservato il fenomeno cercando di riuscire a stipulare un algoritmo che potesse calcolare quello che in apparenza è caos. Come si muovono gli stormi? Vi è comunicazione all’interno? Se si cosa si dicono? Chi comanda? e soprattutto do cazzo vanno? “secca a destra, no tutto a sinistra, no macchè lo zenit è dellà, gira, rigira, che cazzo fai? Se semo persi ve lo dico io” cosa vuol dire che sono pilotati dal magnetismo? Quale magnete poi, hanno le placche in testa?
L’osservazione nasce in due fasi, quella in cielo, dove è palese la bellezza e la maestosità del loro tumulto, eppure anche ad uno sguardo frugale si ha l’idea di una sorta di organizzazione
e quella in terra dove il manto stradale è ricoperto di guano puzzolente e scivoloso. Dice che porta fortuna a- se ti cacano in testa e b- ancor di più se cadi col culo sulla merda. Dice. Eccole allora altre domande di tipo zotico superfluo e fisiologico quali: cacano tutti insieme o fanno a turno? “al mio tre!”. Ed essendo il guano, sebbene copioso, omogeneo, si può presto immaginare che si siano nutriti tutti della stessa cosa e anche nello stesso luogo? Che si mangiano? O che forse abbiano mangiato in posti diversi ma stando sempre insieme abbiano sviluppato un enorme grande sistema digestivo collettivo che li porta non solo a cacare uguale ma anche più o meno nello stesso momento? Tipo le suore col ciclo sincronizzato.
A Roma, negli ultimi anni era stata inserita una figura alquanto oscura. La figura dello DESTORMIZZATORE, figura rara in via di estinzione. Si trattava solitamente di una figura bipede pensante di media altezza nascosta da una tuta bianca da lavoro simil scafandro con tanto di mascherina alla bocca ed occhialino da nuoto che la rendono del tutto irriconoscibile. Inoltre armata di megafono questa figura si aggirava sul lungotevere urlando versi alle nostre orecchie insensati che mettono in fuga i sovra citati stormi.
La cronaca di Roma ci insegna che durante la stagione delle migrazioni il lungo Tevere è più scivoloso. Sdrucciolevole. Certo, ci sta la merda. E quindi molto ciclisti, motociclisti o semplicemente pedoni sono finiti col culo per terra e magari qualche osso rotto. Sia forse questa figura una figura comunale pagata a progetto per riuscire a cacciare gli stormi dalla strada? Cacciarli per andare dove? In periferia? “Non sia mai ci siano degli uccelli in centro, buon Dio per tutto l’inverno non potrò mettermi quel cappottino bello di camoscio bianco”. E che verso è quello che fanno? Un verso di un predatore fuggi-stormi? Un’aquila reale, un gatto un topo un elefante? “Andate a cacare altrove”? Sciò sciò pussavia nella loro lingua? Ci siano forse degli ornitologi specializzati nello studio degli stormi addetti allo spargimento degli stessi? E se si il comune dove cazzo li ha trovati? E soprattutto che persona sbagliata si è scopata?
Ma soprattutto possibile che nessuno glielo abbia mai chiesto?
Sperando nel ritorno degli stormi, sperando nel ritorno dello destormizzatore, sperando nell’assoluzione delle mia domande,
Co-cordialmente.

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